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Vivavoce: sede aperta e visite specialistiche in sicurezza

In osservanza del DPCM del 3 novembre 2020, proseguono le visite specialistiche e le attività riabilitative.

Anche in questo momento di emergenza sanitaria, desideriamo garantire la continuità delle cure e delle attività di riabilitazione a tutti i nostri pazienti. Il Centro Medico Vivavoce rimane aperto, sempre nel rispetto di rigorose misure di sicurezza.

 

Visite specialistiche

Presso la sede di Milano è possibile prenotare visite specialistiche e di controllo in:

  • Neurologia
  • Neuropsichiatria infantile
  • Otorinolaringoiatria e Foniatria

Riabilitazione della balbuzie

I percorsi di riabilitazione della balbuzie proseguono, anche in presenza, a Milano e nelle altre città. Ecco cosa prenotare.

  • Colloquio individuale e gratuito per la valutazione della balbuzie: prenotabile presso le sedi di Milano, Udine, Bologna, Caserta e Catania, oppure online.
  • Corsi intensivo, disponibile tutte le settimane presso la sede di Milano e nelle altre città secondo i calendari pubblicati sul nostro sito.
  • Sessioni individuali di riabilitazione post corso in modalità mista, online e in presenza, con il professionista di riferimento, nel rispetto nelle norme di sicurezza (distanziamento, utilizzo dei DPI, sanificazione degli ambulatori), presso le sedi di Milano, Udine, Bologna, Caserta e Catania.
  • Percorso Genitorialità, per i genitori di bambini in età prescolare (2-5 anni) che iniziano a manifestare la balbuzie: il primo colloquio telefonico è gratuito.
  • Valutazione logopedica infantile, prenotabile presso la sede di Milano.

Psicoterapia

Il nostro team di Psicoteraputi prosegue l’attività di supporto psicologico e la Psicoterapia in presenza e da remoto, secondo le esigenza dei singoli pazienti.

Logopedia, Neuropsicomotricità e Osteopatia

Viene garantito lo svolgimento delle sedute di riabilitazione del linguaggio, dell’apprendimento, dei disturbi del neurosviluppo.

Valutazione e certificazione dei disturbi dell’apprendimento

Ai bambini che necessitano di intraprendere l’iter diagnostico per la valutazione e certificazione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento è garantito lo svolgimento delle sedute nella massima sicurezza.

  • Tutti gli ambulatori e i dispositivi utilizzati vengono sanificati tra una utenza e l’altra.
  • Si predilige l’utilizzo di documenti digitali. Il materiale cartaceo utilizzato per le valutazioni viene stampato al momento per ciscun utente.
  • durante i test, il professionista è dotato di mascherina e schermo protettivo.

Ricordiamo a tutti i nostri pazienti che gli spostamenti per motivi di salute sono sempre consentiti, muniti di autocertificazione.

Per qualsiasi richiesta o necessità vi invitiamo a contattare la segreteria del centro dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 20:00 ai seguenti recpaiti: 02 36692464 – 334 7288188.

 

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Vivavoce Focus

L’Altered Auditory Feedback e il trattamento della balbuzie

Cosa si intende per Altered Auditory Feedback (AAF) e quale efficacia hanno queste tecniche nel trattamento della balbuzie?

Le cause della balbuzie

Le cause della balbuzie sono ancora in gran parte sconosciute, nonostante negli ultimi anni sia aumentato l’interesse verso questa condizione, in particolare nelle neuroscienze.

I più recenti studi condotti proprio in questo ambito sulla balbuzie suggeriscono tuttavia alcune possibili cause:

  • difficoltà nell’integrazione delle informazioni sensoriali (motorie, uditive, somatosensoriali) necessarie alla corretta coordinazione dei movimenti che dobbiamo eseguire durante produzione verbale;
  • una cattiva integrazione tra le aree motorie del cervello (che ci dicono quali sono i movimenti da compiere per parlare correttamente) e le aree uditive (che ci forniscono informazioni di feedback per correggere eventuali errori).

In entrambi i casi le informazioni sensoriali, in particolare quelle uditive, sembrano svolgere un ruolo molto importante. Per chi balbetta non è certamente una novità: la balbuzie, infatti, si riduce drasticamente nella lettura corale o nel parlato all’unisono.

Sebbene non sia ancora chiaro in che modo il feedback uditivo sia coinvolto nella balbuzie, questi fenomeni sono stati sfruttati come forma di trattamento: le tecniche che si basano su queste evidenze per ridurre o eliminare la balbuzie vengono definite collettivamente Altered Auditory Feedback.

Per approfondire: Come si impara a parlare: il modello DIVA

Definizione e tipi di Altered Auditory Feedback

Per Altered Auditory Feedback (AAF) si intende infatti l’insieme di quelle tecniche che permettono di alterare elettronicamente il segnale verbale, in modo che il parlante percepisca la propria voce in modo diverso dal normale.

Possiamo distinguere tre tipi di AAF in base al modo in cui la voce del parlante viene alterata:

  • Masked Auditory Feedback (MAF): la voce del parlante viene attenuata o mascherata dall’aggiunta di un rumore. L’utilizzo del MAF si è mostrato subito efficace nel ridurre la balbuzie, tuttavia il suo utilizzo si è ridotto nel tempo in quanto altri tipi di AAF risultavano più efficaci;
  • Delayed Auditory Feedback (DAF): la voce del parlante viene rimandata all’orecchio del soggetto dopo un intervallo di tempo di durata variabile. Il risultato è che il soggetto percepisce la propria voce con un breve ritardo. L’intervallo di tempo di solito è molto breve (50-100 ms) e gli effetti possono cambiare a seconda dell’intervallo scelto;
  • Frequency Altered Feedback (FAF): questa tecnica è più recente e consente di modificare, alzandola o abbassandola, la frequenza della voce del parlare. Anche in questo caso, l’effetto di questa tecnica sembra dipendere da quanto viene modificata la frequenza.

Effetti dell’Altered Auditory Feedback

Oggi sono in vendita molti dispositivi di AAF. Si tratta di dispositivi elettronici molto piccoli, quindi non eccessivamente invasivi, progettati per poter essere utilizzati nella vita quotidiana. Attraverso questi dispositivi, la voce della persona viene raccolta da un microfono, elaborata e ri-trasmessa con le opportune modifiche (di cui si è parlato nei paragrafi precedenti) attraverso delle cuffie.

Tuttavia, si può concludere che le tecniche di AAF siano efficaci nel trattamento della balbuzie?

Gli esperimenti che hanno studiato l’effetto dell’AAF sono pochi e mostrano comunque risultati molto variabili. Ad esempio, esso sembra avere effetti molto rilevanti durante la lettura (con una riduzione della balbuzie tra 40-85%), ma non durante i monologhi. L’AAF si è mostrato efficace, invece, in condizioni di ansia in cui si deve esporre un testo preparato (ad esempio, durante una presentazione).

Molti dubbi rimangono sulla sua efficacia a lungo termine e in situazioni naturalistiche (cioè al di fuori dall’ambiente sperimentale), anche se alcuni dati suggeriscono che gli effetti potrebbero essere ancora visibili dopo un utilizzo di 3-4 mesi.

L’aspetto più rilevante, infine, è che gli effetti dell’AAF sono presenti solo fintanto che viene utilizzato il dispositivo apposito. Esso, quindi, non genera alcun cambiamento a lungo termine dei circuiti neurali coinvolti nella balbuzie, per il quale è invece necessario attuare un processo riabilitativo.

Vivavoce Focus

Quando il rifiuto della scuola può diventare un campanello d’allarme

È normale che inizialmente alcuni bambini possano affrontare con pianto e malessere la scuola. A volte accade però che queste difficoltà persistano nel tempo oppure ritornino improvvisamente, nascondendo un disturbo d’ansia. Come capire quando il rifiuto della scuola può essere la spia di un disagio?

Cosa c’è dietro il rifiuto della scuola

La scuola dovrebbe essere, per bambini e ragazzi, il luogo nel quale sentirsi sicuri e apprezzati. Il distacco dal nucleo famigliare avviene nel momento in cui i piccoli fanno il grande ingresso nel mondo della didattica.

In questo periodo avviene la nascita delle prime amicizie e delle prime relazioni sociali sia con i pari che con gli adulti. Oltre alle relazioni amicali i bambini iniziano ad avere scambi con le maestre, adulti differenti dai loro genitori. A loro spetta il grande compito di educare e insegnare, riuscendo però ad accogliere le esigenze e le difficoltà dei loro alunni.

È normale che inizialmente si possano verificare episodi di pianto e malessere ma questi, poco a poco, svaniscono lasciando spazio alla gioia della creazione di un mondo privato. A volte accade che questi pianti e queste difficoltà non svaniscano, oppure che ritornino improvvisamente senza una motivazione apparente. Può succedere per svariati motivi tra cui il sentirsi diversi, la paura di relazionarsi con gli altri o per difficoltà interne alla classe.

Capire il rifiuto della scuola

Come noto, il periodo della scuola primaria è quello in cui nascono e si palesano le difficoltà legate all’apprendimento o al comportamento. Queste possono creare nei ragazzi delle ansie e delle paure significative.

Si può considerare la paura come una transizione della crescita, utile a crearsi una realtà propria e una personalità. Questa teoria è supportata da uno studio fatto da Francesco Berto e Paola Scalari nel 1997, in cui i due studiosi sostengono che fantasie e paure costituiscono la genesi della strutturazione del pensiero dei più piccoli.

È importante quindi che questi timori vengano accolti sia dalla famiglia che dagli insegnanti evitando di farle diventare una problematica e cercando di inserire il più possibile l’alunno nel gruppo classe.

Quando il rifiuto della scuola nasconde un disturbo d’ansia

In circa il 10% dei casi, però, queste paure persistono diventando un vero e proprio disturbo d’ansia. Esso si può manifestare con diversi atteggiamenti, per esempio con la mancata voglia, da parte dei piccoli, di andare a scuola: fingono spesso mal di pancia o iniziano pianti interminabili.

Uno dei motivi può essere anche il timore del confronto con i compagni, preferendo così evitare la situazione isolandosi anziché avere un confronto diretto. È un segnale da non sottovalutare perché può portare all’insorgere del disturbo di ansia sociale e un evitamento della realtà.

Per approfondire: Il disturbo d’ansia sociale nei giovani

Anche nel periodo adolescenziale il non voler andare a scuola è segnale di malessere, che diventa problematico quando va ad interferire con la normale routine del ragazzo.

È importante che genitori e insegnanti collaborino per cogliere i segnali e i comportamenti senza andare ad accusare i ragazzi di aver poca voglia. Se vengono ignorati i vari “campanelli”, il problema può sfociare in un vero e proprio disturbo: la fobia scolare. Si tratta di una patologia attualmente non riconosciuta all’interno dei sistemi diagnostici, ma dal 1965 con gli studi di Kennedy (vedi bibliografia) viene individuata per parlare dei disturbi somatici che si presentano negli alunni. Dal 2005 è considerata invalidante.

La fobia scolare

La fobia scolare esordisce nella fascia tra i 5 e i 15 anni, principalmente nel passaggio tra i vari cicli: infanzia e primaria, primaria e secondaria. Viene considerata come una forma di ansia sociale che insorge quando improvvisamente si palesa, senza un’apparente ragione, il rifiuto di andare a scuola, che se obbligato porta alla comparsa di panico e malessere sia fisico che psicologico.

Non è una normale inquietudine di andare a scuola ma un vero e proprio evitamento delle mura scolastiche e di tutto ciò che è affine al contesto, come i compiti o i compagni.

Per questo motivo è importante che a livello familiare non vengano ignorati i pianti o le difficoltà legate alla scuola ma anzi accolte e analizzate, rassicurando per quanto possibile il ragazzo. Se questo non dovesse essere sufficiente è fondamentale rivolgersi a uno specialista per evitare che il problema diventi cronico andando quindi ad intaccare lo sviluppo cognitivo.

Bibliografia:

Berto Francesco, Scalari Paola, Paure. Roma, Armando (1997)

Cohen P., Choen J. (1993). An epidemiological study of disorder in late childhood and adolescence. I. Age-and gender-specific prevalence. Journal of child Psychology & Psychiatry, 34, 851-867

Kennedy W. A. (1965). School phobia: rapid treatment of fifty cases. J Abnorm Psychol, 70, 285-9

Vivavoce Focus

Cos’è l’evitamento e perché può essere pericoloso

L’evitamento può avere una funzione protettiva ma più frequentemente alimenta un circolo vizioso, con conseguenti effetti negativi. Ecco sei suggerimenti di Giada Sera, psicologa del Centro Medico Vivavoce, per affrontarlo. 

Cos’è l’evitamento

Evitare è una delle modalità utilizzata per gestire le emozioni. Questo comportamento viene messo in atto con lo scopo di allontanarsi dalle situazioni o gli eventi temuti. Ad esempio, quando dobbiamo esporci a persone o situazioni difficili, come un esame o un confronto con il capo, possiamo provare il desiderio di rimandare quel momento o di evitarlo completamente.

È un problema evitare?

Evitare permette di proteggerci dalle situazioni pericolose, quindi ha una funzione protettiva. Ci consente di gestire le emozioni che non vogliamo provare dandoci un sollievo immediato.

Ad esempio, se all’idea di uscire con quel gruppo di amici esperisco un forte stato ansioso posso decidere di stare a casa e non affrontare il problema: in quel momento il mio stato emotivo migliora.

Tuttavia, quando invece diventa problematico?

Quando evitare diventa l’unica strategia utilizzata, la propria libertà può essere limitata influenzando negativamente il senso di autoefficacia.

Effetti negativi dell’evitamento

Nonostante un immediato risvolto positivo, evitare frequentemente può alimentare un circolo vizioso. Non aver affrontato quella situazione alimenta il timore per la stessa, rinforzando l’idea di non riuscire a fronteggiarla. Inoltre, potrebbe impedire il raggiungimento dell’obiettivo che si persegue.

Tornando all’esempio precedente, se decido più volte di non uscire con quel gruppo di amici, a seguito di un immediato sollievo poiché non devo affrontare quella serata, potrei giudicarmi negativamente, alimentare il mio timore per quella situazione e allontanarmi dal mio obiettivo di creare nuove relazioni.

L’effetto negativo dell’evitamento reiterato è molto evidente anche in termini di performance. Immaginiamo di temere un esame universitario, l’ansia per quel momento potrebbe manifestarsi ogni volta che apro il libro per studiare. Evitare di farlo mi porterà sollievo ma nel lungo termine potrei avere effetti negativi,  tra cui arrivare all’esame impreparato. La mia ansia aumenterà, amplificata anche da una scarsa preparazione, e la mia autostima ne risentirà negativamente.

Leggi anche: Evitamento: una strategia per la gestione della balbuzie

Cosa si può fare

Leggi questi suggerimenti e sperimentati in piccole situazioni:

  • Autosservati: poni attenzione alle situazioni che rimandi o eviti;
  • Capisci che svantaggi ha l’evitamento: tra le situazioni che eviti cerca di distinguere quali ti portano conseguenze negative;
  • Riconosci le emozioni: fai attenzione a che emozione stai provando. Ricorda che l’evitamento è una strategia di gestione emotiva;
  • Metti in atto alternative: se riconosci che questa strategia ti porta un sollievo immediato ma conseguenze a lungo termine, cerca un altro modo per gestire quell’emozione;
  • Una cosa alla volta: a volte pensare a un’attività ci spaventa molto, cerca di suddividere il compito in sotto obiettivi e inizia dal primo. Esempio: se l’esame ti spaventa poniti come obiettivo leggere il primo capitolo – focalizzarsi su un obiettivo raggiungibile abbasserà l’ansia e renderà più tollerabile affrontarlo;
  • Chiedi aiuto a un esperto se non riesci a mettere in atto un comportamento alternativo: un clinico può aiutarti a riconoscere e gestire le emozioni in modo funzionale.
Vivavoce Focus

L’importanza di salutarsi: consigli per un buon inserimento al nido o a scuola

L’inserimento al nido o alla scuola d’infanzia è un momento molto importante per un bambino e per un genitore è fondamentale capire questo passaggio. I consigli di Irene Chiesa, psicologa dell’età evolutiva. 

L’inserimento al nido o alla scuola d’infanzia

I primi cinque anni di vita rappresentano una continua scoperta per un bambino: persone, luoghi, oggetti, attività e un ventaglio di nuove esperienze.

Il passaggio dall’ambiente familiare alla scuola può essere una conquista ma rappresenta anche una sfida per il bambino che deve affrontarlo. Essere in nuovo ambiente comporta il dover condividere con il gruppo degli altri bambini gli spazi, le attività e i giochi ma soprattutto l’attenzione e la cura dell’adulto di riferimento. Il bambino deve imparare a far coesistere i due mondi in cui vive, la casa e la scuola. Questa è una sfida per lui, per i suoi genitori e per gli adulti che si prendono cura di lui.

Questo passaggio può comportare che il bambino abbia bisogno di tempo per potersi inserire nel nuovo ambiente e separarsi dal genitore, anche solo per alcune ore. È un’esperienza intensa sia per il bambino che per i genitori,  i quali devono fare il passo di affidare il bambino alle cure di altri adulti.

Un buon inserimento

Oggi siamo consapevoli dell’importanza delle prime esperienze nella costruzione della persona.  È inevitabile perciò che ci sia una certa attenzione e preoccupazione riguardo a chi si prende cura dei bambini.

È fondamentale l’esperienza che il bambino possa trovare una persona con cui creare un “legame speciale”, in continuità con l’esperienza di cura dei suoi legami primari. Alcuni bambini hanno più bisogno di altri di un oggetto concreto che ricordi “casa”. Altri hanno la necessità di poter raccontare le esperienze quotidiane che fanno in famiglia, creando così un nesso tra casa e scuola.

Il bambino ha bisogno di una figura presente che sia disponibile a prendersi cura anche della sua esperienza di separazione, quando viene inserito a scuola, essendo aiutato a gestire l’assenza dei genitori. Ci sono diversi modi che possono essere suggeriti dall’osservazione attenta del bambino. Per esempio lasciando spazio perché possa nominare la mamma e il papà e utilizzando anche oggetti concreti che ricordino la casa e la famiglia.

Un passaggio delicato per il bambino

Il bambino non è infatti chiamato ad affrontare questo passaggio da solo, facendo affidamento unicamente alle sue risorse. Se accompagnato in questo passaggio delicato, saprà poi maggiormente godere dell’esperienza di essere in un ambiente ricco di esperienze positive e di opportunità per la sua crescita.

Il bambino ha bisogno di crescere, di conoscere, quindi di separarsi, di fare esperienze soggettive. Tuttavia il senso di appartenenza ai suoi legami primari deve essere sostenuto, così come la possibilità di fare esperienza di potersi riunire alla la fine di una giornata quando il genitore torna per prendere il bambino da scuola, potendo anche comunicare che si è sentita la mancanza.

L’esempio de I tre piccoli Gufi

La separazione può avere significati diversi a seconda dell’età e dei momenti di crescita dei bambini. Come si vede bene – per esempio – nella storia de I tre piccoli Gufi, dove ogni piccolo reagisce a suo modo all’assenza della mamma, esprimendolo in modo diverso. Nella storia i tre piccoli gufi si ritrovano da soli ad aspettare che Mamma Gufo ritorni a casa. Ognuno farà fronte alle sue risorse personali per fronteggiare la preoccupazione o lo smarrimento che ne può derivare.

Tuttavia a differenza dei personaggi del racconto, i bambini possono essere accompagnati da adulti che decidono di sostenerli in questo passaggio di crescita. Nell’esperienza dell’inserimento, anche un semplice rito di saluto, con cui sia il genitore che il bambino sono a loro agio, può aiutare nell’affrontare la fatica per la separazione, vivendo positivamente la possibilità di salutarsi.

I cambiamenti possono essere complessi ma sono passaggi fondamentali per la crescita di un bambino. Durante le attività quotidiane, sia a scuola che a casa, dare spazio affinché il bambino giochi in modo spontaneo, può inoltre aiutare a trovare il modo di comunicare che esperienza sta facendo dell’inserimento.

La relazione tra scuola e famiglia è ciò che influenza profondamente l’esperienza del bambino nel suo percorso di crescita nel contesto educativo.

Per approfondire: Come il gioco promuove la regolazione emotiva nei bambini

Consigli per accompagnare l’inserimento del bambino

Nel delicato momento dell’inizio di questo percorso, ciò che sostiene è la comunicazione tra i genitori e gli insegnanti che stabilisce una condivisione di una modalità di inserimento pensata per il bambino:

  • Può essere d’aiuto pensare insieme alla modalità in cui possa avvenire il saluto tra i genitori e il bambino, per preparare e supportare in modo sensibile e con cura  il bambino nel momento del distacco. È importante che il bambino familiarizzi con l’ambiente prima di separarsi dai genitori, e seppur faticoso, il saluto può rendere la situazione più chiara e comprensibile per il bambino
  • L’inserimento è l’inizio di una conoscenza reciproca tra la famiglia e le figure di riferimento a scuola. Potrebbe aiutare condividere la decisione su chi accompagnerà il bambino durante l’inserimento, quali saranno i tempi e le modalità specifiche da adattare alle esigenze del bambino.
  • Per i genitori conoscere gli ambienti della scuola e le persone che si occuperanno della cura del bambino e per gli insegnanti conoscere le abitudini familiari del bambino, può facilitare il senso di continuità nell’esperienza del bambino.
  • Crea partecipazione all’esperienza del bambino a scuola, fare in modo che ci sia una comunicazione completa ed accurata, come per esempio il racconto della giornata all’uscita del bambino, o momenti di incontro tra genitori e insegnanti. La cura  è fatta di attenzione a tutti gli aspetti del bambino (per esempio come mangia, dorme, gioca, impara, e si relaziona…) e una collaborazione tra scuola e famiglia nella cura e nell’educazione promuove una relazione autentica di fiducia.
  • È importante che la condivisione riguardi anche come gestire insieme eventuali difficoltà che il bambino o i genitori potrebbero affrontare durante l’inserimento, per favorire l’esperienza per il bambino di essere all’interno di legami positivi.

 

Bibliografia

Davids Jennifer, The nursery aged child, Londra, Karnac Books (2010)

Emanuel, Louise, Understanding Your Three-Year-Old, Londra, Jessica Kingsley Publishers (2005)

Waddel Martin, Benson Patrick, I tre piccoli gufi, Milano, Mondadori (2015)

Vivavoce Focus

Inserimento al tempo del Covid: come sostenere il rientro a scuola dei bambini

L’inserimento post Covid dei bambini è una grande sfida. Per molti di loro sarà come entrare a scuola per la prima volta, come se il coronavirus avesse cancellato tutto e loro dovessero iniziare da capo. Come aiutarli in questa difficile fase? Il parere di Irene Chiesa, psicologa dell’età evolutiva. 

Le sfide affrontate dai bambini durante la crisi del coronavirus

Mentre ci  si avvicina al ritorno a scuola, è importante considerare come le esperienze che i bambini hanno vissuto negli ultimi mesi li avranno colpiti e quale impatto questo può avere avuto sul loro inserimento. È un’opportunità importante per genitori e insegnanti iniziare a considerare come supportare questo importante passaggio, nell’ottica di una consolidazione dell’alleanza educativa tra scuola e famiglia.

A causa della situazione di crisi, la maggior parte dei bambini piccoli ha subito cambiamenti significativi, compresi quelli non pianificati e improvvisi come l’interruzione della frequenza agli  asili nido e ad altre strutture di assistenza all’infanzia.

L’esperienza di interrompere l’andare all’asilo o alla scuola dell’infanzia, e non vedere le insegnanti, è probabile che sia stata vissuta come una perdita. Un certo numero di bambini poi sono stati esposti a ulteriore angoscia ed ansia, durante il periodo di pandemia, nel caso in cui i loro genitori abbiano sperimentato la malattia o altri problemi emotivi, tensioni psicologiche o finanziarie.

L’inserimento post-Covid

I bambini – compresi i neonati e quelli più piccoli – potrebbero essersi dovuti adattare a questa nuova circostanza e affrontare questi cambiamenti. A ciò si aggiunge che un bambino non ha ancora un “senso del tempo” completamente sviluppato. Per lui una pausa di qualche settimana o di un mese può sembrare un periodo significativo di separazione.

Alcuni bambini possono essere desiderosi di tornare alla loro precedente routine. Altri invece potrebbero aver bisogno di un po’ di aiuto per adeguarsi. Altri ancora potrebbero sperimentare l’incertezza della fattibilità del rientro a scuola. È importante che gli operatori della prima infanzia possano pensare al modo in cui può essere sostenuto l’inserimento.

Prima della riapertura, è stata in alcuni casi incoraggiata la ripresa dei contatti tra gli insegnanti e i bambini, i genitori o chi si prende cura di loro. Questo ha favorito un contatto. Lo scambiarsi immagini di attività o disegni dei bambini ha aiutato gli adulti a entrare in relazione con le loro esperienze. Questa possibilità di rapporto è un modo di rassicurare il bambino riguardo al fatto che il suo insegnante stia pensando a lui, che non è “scomparso” e che spera di rivederlo presto.

Come aiutare i bambini ad affrontare l’inserimento post-Covid

Può essere d’aiuto che i cambiamenti che il bambino dovrà affrontare legati all’inizio della scuola gli siano spiegati con un linguaggio adatto alla sua età. Parlare della scuola e degli insegnanti al bambino può aiutare a introdurre l’idea di frequentare di nuovo l’asilo o la scuola dell’infanzia, ricordandogli le persone a lui care.

I bambini piccoli e i bambini in età prescolare possono beneficiare di questo tipo di preparazione che può fornire un senso di prevedibilità e sicurezza. Ciò contribuirà a contrastare i sentimenti di incertezza e di sconvolgimento che possono aver sperimentato come risultato della crisi. Per questo motivo è auspicabile trovare degli spazi di dialogo tra gli adulti coinvolti, insegnanti e genitori, in modo da individuare dei punti di riferimento che aiutino poi a decidere cosa e come comunicare ai bambini nei momenti necessari.

È utile che ci sia una buona comunicazione tra gli insegnanti e la famiglia. Infatti conoscere le esperienze del bambino o della bambina, e in particolare quelle difficili, avvenute durante la pausa, aiuterà gli insegnanti quando cercheranno di capire i bisogni e le comunicazioni dei bambini dopo il ritorno.

Cosa si può fare al ritorno a scuola 

I bambini piccoli o in età prescolare possono aver bisogno di un periodo di re-inserimento nella struttura scolastica, anche se già frequentavano prima della crisi. Dato il nuovo contesto infatti il rientro potrebbe essere percepito come un nuovo inizio.

I nuovi assetti organizzativi – per esempio una entrata a scuola contingentata, degli orari ridotti, una divisione in piccoli gruppi – possono essere considerati aspetti positivi per vivere il prossimo periodo come un nuovo inserimento post Covid. Questo per favorire soprattutto il senso di sicurezza dei bambini all’interno dell’ambiente della scuola, permettendo loro di ristabilire il  legame con gli insegnanti di riferimento.

Sarà importante creare un “ponte” che aiuti il bambino ad affrontare più facilmente la separazione dalla sua casa e dai suoi genitori. Questo aiuterà anche nella transizione verso l’essere di nuovo con gli insegnanti nell’ambiente della scuola. La comunicazione tra scuola e famiglia è fondamentale per creare un contesto positivo per il bambino e di supporto per la sua quotidianità a scuola.

Consigli per un inserimento post-Covid

L’esperienza di cambiamenti improvvisi o inaspettati può essere difficile da affrontare. Potrebbe anche minare la capacità di un bambino di impegnarsi e imparare dal mondo circostante. Ricominciare a fare esperienza di una routine regolare e coerente,  potrà essere d’aiuto nel controbilanciare il senso di imprevedibilità. Può inoltre sostenere il crescente senso di padronanza del bambino su se stesso e il suo ambiente.

Parlare apertamente con i bambini dei cambiamenti nell’ambiente didattico, nello spazio fisico, negli orari e nella routine, nella composizione del gruppo classe e nella disposizione delle attività di apprendimento, come previsto dalle nuove disposizioni ministeriali, può sostenere nel familiarizzare con una scuola che potrebbe avere degli aspetti differenti da come i bambini ne hanno fatto esperienza prima della crisi, mantenendo una continuità in quella che è l’esperienza del bambino anche in termini di apprendimento.

I bambini possono essere accompagnati nel riconoscere che l’ambiente può sembrare strano e diverso, e nel prendersi un po’ di tempo per abituarsi. I cambiamenti possono essere spiegati per comprendere che sono stati fatti per tenere tutti più al sicuro.

Anche se i bambini più piccoli non saranno in grado di capire direttamente dalla loro esperienza di cambiamento, gli adulti dovrebbero tenere a mente che anche i piccoli riconoscono delle differenze rispetto al loro ambiente.

Un contesto di relazioni positive ed accoglienti è ciò che permette al bambino di usare le risorse di adattamento che possiede. Come in questi mesi di grande sconvolgimento, quello di cui hanno potuto beneficiare i bambini è stata la presenza attenta degli adulti, in particolare dei genitori, così potranno continuare ad essere sostenuti ed accompagnati in questo nuovo inizio da adulti attenti alle loro comunicazioni.

Per approfondire: Come il gioco promuove la regolazione emotiva nei bambini

Vivavoce Focus

Come superare la paura del rifiuto

Può capitare di rinunciare a conoscere qualcuno per paura del rifiuto, come pure affrontare un contesto nuovo e aver paura di essere criticato negativamente. Quando però la paura di essere rifiutati diventa un problema? 

La paura di essere rifiutati

Tutti abbiamo paura di essere rifiutati e – fin da piccoli – ci confrontiamo con questa spiacevole situazione. Per esempio: un bambino che non voleva giocare con noi, un ragazzo o una ragazza che non ricambiava il nostro interesse oppure un collega che non risponde positivamente ai nostri tentativi di socializzazione.

La paura del rifiuto può essere più acuta in alcune persone rispetto ad altre. Essa si manifesta come una costante preoccupazione del rifiuto e, di conseguenza, in una iper-attenzione a segnali sociali in questa direzione e in forti reazioni emotive nel caso l’evento accada.

Quando la paura del rifiuto diventa un problema?

È normale aver paura di essere criticati e giudicati negativamente dall’altro. Il fatto che la socialità è parte integrante dell’uomo spiega la nostra sensibilità al rifiuto.

Questo timore diventa un problema quando è intenso, pervasivo e indipendentemente dai dati di realtà, cioè quando non vi sono prove effettive di tale pericolo. In tal caso, si possono presentare stati emotivi intensi, solitamente ansia o vergogna, che influenzano il proprio comportamento.

Vi è il rischio che, nel tentativo di gestire le emozioni,  vengano messi in atto comportamenti disfunzionali che alimentano il timore. Per esempio, a seguito di una forte paura, evitare di entrare in relazione o, al contrario, ricercare in maniera eccessiva l’attenzione dell’altro potrebbe favorire il suo allontanamento confermando la paura del rifiuto. Anche iper-vigilare sui segnali sociali potrebbe far interpretare in maniera errata le espressioni facciali, i gesti o i commenti dell’altro aumentando la sensazione di rifiuto.

Per approfondire: Il disturbo d’ansia sociale nei giovani

Come si può affrontare la paura del rifiuto?

Prova a leggere e seguire queste indicazioni:

  • ricorda che è normale avere questa paura: è parte della vita di tutti, non solo della nostra, ed è associata ad una sofferenza emotiva. Non perdere energie nel cercare di evitarla totalmente;
  • poni attenzione ai pensieri che la alimentano e alle emozioni che esperisci: valuta se i tuoi pensieri riguardano la paura del giudizio altrui e l’incertezza su quello che potrà accadere. Sono quest’ultimi a farci provare vergogna e ansia;
  • confronta i tuoi pensieri con i dati di realtà: prova a riflettere se i tuoi pensieri sono supportati o meno da quello che effettivamente succede o ti è successo in passato. Spesso temiamo la critica dell’altro, ma nella realtà la sua risposta potrebbe andare nella direzione opposta;
  • fai attenzione a quali comportamenti stanno involontariamente alimentando la tua paura: come accennato prima, evitare le relazioni, una ricerca eccessiva di attenzioni o interpretare ogni segnale dell’altro può allontanare l’altro e portarti davvero a ciò che temi;
  • ricorda, infine, che non si può piacere a tutti e che non ci possono piacere tutti: anche se è difficile da accettare, è una consapevolezza che libera da molte preoccupazioni;
  • rivolgiti ad un esperto se questo timore ti condiziona molto: un professionista può aiutarti a gestire al meglio le tue emozioni.

Bibliografia

Downey, G., & Feldman, S. (1996), Implications of rejection sensitivity for intimate relationships. Journal Of Personality And Social Psychology, 70(6), 1327-1343. doi: 10.1037//0022-3514.70.6.1327

Supera la balbuzie con noi

Metodo clinico dimostrato
Il metodo MRM-S per superare la balbuzie è scientificamente dimostrato da un progetto in collaborazione con l’Università San Raffaele

Esperienza consolidata
Vivavoce ha aiutato oltre 1300 pazienti in tutta Italia a superare la loro balbuzie