La Dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Viene definita come

una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente.

Le difficoltà scolastiche derivate dai DSA vengono spesso attribuite a svogliatezza o pigrizia. Questa è però una leggerezza che bisogna evitare.

Un intervento precoce permette di attivare supporti scolastici ed extrascolastici volti a migliorare l’esperienza e la resa scolastica del bambino. È importante, quindi, effettuare il prima possibile una valutazione specialistica approfondita.

Dislessia: quali sono le cause

Secondo Matteo Alessio Chiappedi, neuropsichiatra infantile all’Istituto Neurologico Nazionale Fondazione Mondino di Pavia

Sostanzialmente, i dislessici hanno un cervello che funziona in modo diverso.

La dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o da deficit sensoriali o neurologici.

Molte menti brillanti, che hanno segnato la nostra storia, erano e sono affette da tale disturbo. Tra gli altri possiamo citare: Leonardo da Vinci, Albert Einstein, Alexander Graham Bell, Thomas Edison, Winston Churchill, Benjamin Franklin, John F. Kennedy, Mozart, John Lennon, Walt Disney, Tom Cruise, Cher, Pablo Picasso, Napoleone Bonaparte e tantissimi altri.

Vari studi hanno identificato alterazioni specifiche in alcuni circuiti neurali. Per esempio, studi effettuati con la risonanza magnetica hanno trovato che nel cervello dei dislessici c’è un grado minore di attivazione e un volume ridotto di alcune aree cerebrali, in particolare nelle corteccie parietali e temporale sinistra, entrambe coinvolte nell’elaborazione dei suoni.

L’ipotesi oggi prevalente è che la dislessia abbia una importante componente nella disfunzione dei circuiti neuronali impiegati per la lettura. Le difficoltà dei dislessici deriverebbero dall’incapacità di rappresentare mentalmente le parole e i suoni, e a scomporre le parole in suoni distinti.

Secondo alcuni studi svolti al MIT di Boston i dislessici vedrebbero meglio le lettere ai margini di una riga di testo. Per questo, nei compiti che richiedono una buona visione periferica, si dimostrano più abili degli altri.  Per lo stesso motivo coglierebbero immediatamente l’insieme di un’immagine.

Dislessia: i sintomi

La dislessa si presenta in quasi costante associazione ad altri disturbi (comorbidità). Questo comporta la varietà di forme con cui i DSA si manifestano e la difficoltà ad effettuare una diagnosi.

Il sintomo principale è una lettura scorretta e/o lenta e può manifestarsi anche con una difficoltà di comprensione del testo scritto.

La difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura: disortografia (cioè una difficoltà di tipo ortografico, nel 60% dei casi) e disgrafia (difficoltà nel movimento fino-motorio della scrittura, nel 43% dei casi), nel calcolo (44% dei casi) e, talvolta, anche in altre attività mentali.

Le persone affette da dislessia effettuano spesso errori di lettura e scrittura caratteristici. Ad esempio l’inversione di lettere e di numeri e la sostituzione di alcune lettere con altre (m/n; v/f; b/d).

In ambito scolastico un sintomo rilevante è la difficoltà ad imparare le tabelline ed alcune informazioni in sequenza (giorni della settimana, alfabeto etc.).

Anche la confusione sui rapporti spaziali e temporali, come la distinzione tra destra e sinistra, o la difficoltà ad esprimere verbalmente i propri pensieri, sono sintomi rilevanti. Alcuni casi presentano anche difficoltà in specifiche abilità motorie, nella capacità di attenzione e di concentrazione.

Dislessia: la diagnosi

La diagnosi dei DSA può essere effettuata solo dopo la fine della seconda elementare, ma alcuni indicatori precoci possono essere individuati già dai 4 o 5 anni.

Uno strumento per l’identificazione della dislessia è lo screening da parte di insegnanti formati con la consulenza di professionisti sanitari. Esso si basa sull’osservazione a scuola dei sintomi. Andrebbe condotto all’inizio dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia con l’obiettivo di realizzare attività che potenzino le abilità del bambino. Nel caso in cui alla fine dell’anno permangano sintomi significativi è necessario segnalare il bambino ai servizi sanitari in modo che sia possibile attivare le operazioni di supporto sin dall’inizio della scuola primaria (elementare).

La diagnosi viene effettuata da un équipe multidisciplinare composta da Neuropsichiatria Infantile, Psicologo e Logopedista.

Dopo la diagnosi: a chi rivolgersi e cosa fare

Dopo la diagnosi il percorso è differenziato a seconda dell’età del soggetto dislessico, della specificità del disturbo e dalla gravità.

Lo psicologo deve comunicare la diagnosi in maniera chiara e precisa mediante un referto scritto, specificando anche gli aspetti psicologici secondari (demotivazione, bassa autostima, etc…).  In questo referto deve essere esplicitata anche la necessità di strumenti compensativi. È necessario che il professionista comunichi con la scuola per creare degli obiettivi formativi condivisi.

Cosa fare in famiglia

Un clima sereno in famiglia aiuta a ridurre al minimo l’ansia da prestazione del bambino.

Per prendere coscienza della sua fatica e conoscere a fondo il disturbo, è innanzitutto necessario il dialogo con il professionista di riferimento. Qualora necessario, è inoltre utile affidarsi ad una figura di sostegno sia a scuola sia a casa.

Se il bambino frequenta il primo ciclo della scuola primaria è consigliabile una terapia logopedica o neuropsicologica. Nelle fasi successive è consigliato un intervento metacognitivo, che permetta al bambino di comprendere gli scopi dell’attività di lettura a seconda del materiale da studiare. In questo si aumenta la consapevolezza dei meccanismi che intervengono nella lettura.

L’ambiente familiare deve essere supportivo ed aiutare il bambino nell’apprendimento delle strategie di compenso e nella costruzione di un’immagine positiva del sè. A questo scopo è importante che i genitori riconoscano l’importanza di strumenti alternativi alla lettura, come software, cd, supporti audiovisivi.

Gli strumenti compensativi per la dislessia

L’utilizzo di software specifici permette al bambino dislessico di affrontare più serenamente le richieste scolastiche e di riabilitare le competenze deficitarie.

Sul mercato si trovano diversi programmi per automatizzare il processo di lettura per quanto riguarda le abilità strumentali (correttezza e rapidità). Altri programmi permettono di migliorare la comprensione del testo scritto.
Esistono anche software che fungono da strumenti compensativi:

  • L’editor di testi, che consente di scrivere e può essere usato in abbinamento o in sostituzione al tradizionale quaderno.
  • La sintesi vocale, che trasforma in audio il testo digitale, importato o scritto.
  • Il traduttore automatico, in grado di tradurre testi in diverse lingue.
  • I libri digitali, libri scolastici forniti dalle case editrici direttamente in formato digitale.

Dislessia: i numeri 

In Italia si calcola che la dislessia colpisce il 3-4% della popolazione, sebbene sia un disturbo ancora poco conosciuto.

I dati forniti dal MIUR parlano però di percentuali di incidenza dei DSA. Ciò significa che i numeri disponibili indicano  una stima di quanti individui nell’arco della loro vita hanno presentato il disturbo. A causa della forte comorbidità con altre patologie ed in particolare con altri DSA, fare una stima delle persone effettivamente affette da dislessia è pressochè impossibile.

Fonti 

State of mind, www.stateofmind.it.

Associazione Italiana Dislessia, www.aiditalia.org/it.

Osservatorio Regionale sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento, www.dislessia.sanita.basilicata.it.

Palmerini Chiara, Dislessia: che cos’è e come riconoscerla, Focus, 26 Novembre 2017, https://www.focus.it/scienza/salute/dislessia-cause-rimedi-significato-sintomi

Redazione Vivavoce

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