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La Balbuzie

Il termine  balbuzie – in inglese stuttering – si riferisce a un’involontaria ripetizione dei suoni, che spesso include anche anormali esitazioni o pause prima dell’eloquio o il prolungamento di alcuni suoni, comunemente le vocali (Foundas et al., 2004).

La balbuzie esordisce tipicamente nella prima infanzia: le statistiche indicano come età media di insorgenza il secondo anno di età.

Le sue manifestazioni cambiano sia da persona a persona (variabilità interindividuale), sia nella stessa persona, nell’arco della sua vita (variabilità intraindividuale). Questa variabilità può essere descritta attraverso alcuni parametri.

  • Frequenza. La balbuzie può manifestarsi esclusivamente in rare e specifiche situazioni e non verificarsi minimamente in tutte le altre.
  • Durata. La balbuzie non è sempre costante. Può rimanere totalmente invisibile, silente per alcuni periodi, anche molto lunghi della vita. E poi riapparire improvvisamente con frequenza o sporadica o più continuativa.
  • Severità. La balbuzie è di intensità variabile: ad esempio, può essere percepita in modo chiaro da chi balbetta ma non da chi ascolta.
  • Tipologia. Oltre a ripetizioni, prolungamenti, interruzioni, blocchi e circonlocuzioni esistono manifestazioni più sottili. Ad esempio, l’utilizzo di intercalari (cioè) e interiezioni (beh, ehm), il ricorso a frasi brevi o spezzettate, l’alterazione del ritmo del discorso (parlare più in fretta). Anche un aumento intenzionale della velocità di articolazione può rappresentare una strategia per superare il blocco.
  • Comportamento. La balbuzie può manifestarsi anche tramite silenzi o rinunce a comunicare qualcosa, manifestazioni spesso sono confuse con riservatezza, introversione o scarsa partecipazione alla comunicazione.

Parlare: un processo cognitivo complesso

La produzione del linguaggio è un processo cognitivo complesso costituito da molteplici meccanismi. Se alcuni di questi meccanismi “si inceppano”, l’eloquio può risultare disfluente, come nel caso della balbuzie .

Una persona che parla in maniera fluente ispeziona continuamente ciò che dice per valutarne la correttezza in termini di produzione, si interrompe se percepisce un errore e riformula la parola o la frase in maniera corretta. Questo processo di ispezione del proprio linguaggio e di correzione degli errori è denominato monitoraggio dell’eloquio.

Il monitoraggio dell’eloquio e il rilevamento di errori, secondo la “perceptual loop theory” (Levelt,1989, 1991; Levelt & Roelofs, 1999), avvengono attraverso due differenti vie. Una interna, attraverso la quale il linguaggio è monitorato prima di essere prodotto. L’altra esterna, attraverso cui, principalmente grazie all’udito, siamo in grado di rilevare la presenza di eventuali errori in quello che abbiamo detto.

Secondo alcune accreditate teorie neuroscientifiche, nelle persone che balbettano è plausibile che si verifichi un malfunzionamento in questo meccanismo di monitoraggio, all’interno del complesso processo di produzione del linguaggio.

Il monitoraggio dell’eloquio secondo il modello DIVA

Il concetto di monitoraggio dell’eloquio è alla base di uno dei modelli più influenti volti a spiegare il controllo motorio del linguaggio e le possibili anomalie nella produzione del linguaggio: il modello Directions into Velocities of Articulators – DIVA (Guenther, 2006).

Secondo il modello DIVA, la produzione di un suono ben appreso legato al linguaggio è ottenuta attraverso comandi motori veicolati da due sotto-sistemi di controllo: un sottosistema di tipo feedforward e un sottosistema di tipo feedback.

Il sottosistema di controllo di tipo feedback è formato da una componente uditiva (i.e. informazioni legate al suono) e da una componente somatosensoriale (i.e. informazioni legate ai movimenti del corpo, tattili, la posizione dei muscoli e informazioni sensoriali). Il sottosistema di tipo feedforward è quello che permette la produzione accurata dei suoni che caratterizzano il linguaggio.
Un bambino ancora non possiede comandi motori accurati per ciascun suono ed è solo attraverso una pratica intensa che raggiunge un elevato grado di accuratezza nel produrre i suoni di una determinata lingua. Questo avviene quando a ciascun comando iniziato dal sistema feedforward è corrisposto un feedback uditivo e somatosensoriale preciso.

La prima volta che si cerca di produrre un suono nuovo, si fa affidamento principalmente al sottosistema di controllo di tipo feedback, in quanto, il comando per produrre il suono è inaccurato e produce errori uditivi e somatosensoriali. Il sottosistema rileva questi errori e invia comandi di tipo correttivo che saranno immagazzinati dal sistema feedforward per la volta successiva. In questo modo ogni tentativo di produrre un suono risulterà di volta in volta più accurato e avrà bisogno di un livello più basso di feedback, fino a che il sistema feedforward sarà capace di implementare un comando accurato per ciascun suono in maniera indipendente, senza errori di alcun tipo.

Balbettiamo quando il monitoraggio si inceppa

A questo punto dello sviluppo del linguaggio, il sistema di tipo feedback non dovrebbe più contribuire attivamente alla produzione del linguaggio, a meno che il processo non sia perturbato in qualche modo, come nel caso della balbuzie.
L’ipotesi più accreditata è che nelle persone che balbettano il sistema di controllo di tipo feedforward, responsabile dei comandi motori per produrre accuratamente il suono sia intatto: le persone che balbettano sono coscienti dei suoni appropriati e necessari che si intende produrre ai fini dell’eloquio.
D’altro canto, se il sistema di feedback sia uditivo che somatosensoriale non fornisce il feedback appropriato, può risultarne un comando non propriamente accurato, in quanto il comando feedforward non è allineato perfettamente alle informazioni provenienti dal feedback.

In quest’ottica la balbuzie può riflettere una tendenza eccessiva a dipendere dalle informazioni provenienti dal sistema di feedback durante la produzione del linguaggio, le quali tendono a inviare un segnale di riavvio al sistema di controllo feedforward, che a sua volta cerca di correggere il suono re-inizializzando la sillaba corrente.
Da qui nasce la necessità di coltivare l’abilità di monitorare il feedback del proprio eloquio accuratamente.

Il Metodo MRM-S (Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering) è focalizzato sul miglioramento della capacità di monitorare il feedback, nel senso dello sviluppo di una maggiore coscienza di come il suono viene prodotto, attraverso il controllo e la coordinazione di tutti i muscoli e le parti del corpo coinvolti nella pianificazione e produzione del linguaggio (lingua, labbra, diaframma ecc).

Questo metodo si pone come obiettivo di ristabilire il controllo motorio sulla pianificazione e produzione del suono in modo da allineare in maniera sempre più accurata i comandi motori per la produzione del suono in uscita, all’informazione sia uditiva che somatosensoriale in entrata circa il suono prodotto.
Il risultato è una ridotta influenza del sistema di tipo feedback sulla produzione del suono dovuta a una accresciuta abilità di monitoraggio e una maggiore indipendenza del sistema di tipo feedforward attraverso comandi sempre più accurati.

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