Balbuzie infantile

La balbuzie nei bambini in età pre-scolare. Quando intervenire?

La balbuzie infantile è un fenomeno piuttosto diffuso tra i 2 e 5 anni di età. Secondo le ricerca, circa il 5% dei bambini balbetta, ma nella maggior parte dei casi la balbuzie scompare naturalmente entro i 6 anni. Tuttavia, anche nel caso in cui permanga nel tempo, la balbuzie può essere superata. L’informazione e la presa di coscienza di cosa sia e di come sia possibile monitorarla sono i migliori presupposti per decidere quando e se intraprendere un intervento rieducativo.

Balbuzie infantile in età pre-scolare (2-5 anni)

Secondo gli studi più recenti l’età media di insorgenza nella balbuzie è 33 mesi, e i tassi di recupero naturale entro i 6 anni superano l’80%. Cioè, nella maggior parte dei casi la balbuzie infantile compare nel secondo anno di vita, ma rappresenta una fase transitoria.

Può dunque capitare di sentire il proprio figlio balbettare, anche solo per un breve periodo.

Le cause della balbuzie non sono ancora del tutto chiarite, ma, secondo gli studi più recenti, sarebbero da rintracciare nel controllo motorio della produzione del linguaggio, che nei bambini è ancora in fase di sviluppo.

I balbettii, sono spesso come le  prove di un’orchestra che suona una partitura non definitiva. Le stonature che si sentono non sono dovute a una cattiva esecuzione, ma a una partitura che va ancora modificata e corretta.

Come spiega Valentina Letorio, Responsabile Clinica e neuropsicologa di Vivavoce Institute «Possiamo pensare alla balbuzie come a un giradischi che si inceppa, un errore nella produzione del suono, data da un movimento sbagliato».

Balbuzie infantile: evoluzione, monitoraggio e intervento

Nel 10% dei casi la balbuzie infantile permane, delineandosi in maniera più chiara ed evidente intorno ai 6-7 anni,  con l’inizio della scuola.

Sebbene, infatti, le ricerche evidenzino che già all’età di 3 anni il bambino che balbetta può essere consapevole di avere difficoltà nel discorso, la coscienza di questa difficoltà emerge prepotentemente nel momento in cui egli si confronta anche con le reazioni dei coetanei e degli insegnanti.

Fino ai 6 anni, non sapendo se la balbuzie scomparirà o meno, è bene tenere la situazione monitorata, senza creare ansie o allarmismi che potrebbero avere ricadute negative sul bambino.

Anche il dialogo con gli insegnanti e gli educatori è un importante supporto nel percorso di riconoscimento e verifica.

Come riconoscere la balbuzie nei bambini

Per monitorare la balbuzie è innanzi tutto importante conoscerne le manifestazioni.

La balbuzie infantile è comunemente associata solo alla ripetizione di alcuni suoni o al loro prolungamento all’inizio delle singole frasi.

Si tende quindi a classificare come balbuziente il bambino che ripete una parte della parola («co-co-co-come ti chiami?») o la parola stessa più volte («mi-mi-mi-mi chiamo Paolo»).

In realtà, la balbuzie è un fenomeno molto soggettivo, le sue manifestazioni cambiano da bambino a bambini e possono essere sia udibili sia silenti.

Tra le manifestazioni della balbuzie rientrano anche esitazioni, pause e arresti prima del discorsoLa mancata emissione del primo suono che dà inizio ad una frase o l’interruzione improvvisa della comunicazione, magari accompagnata da frustrazione e ansia sono da considerare possibili sintomi della balbuzie.

Può capitare anche che un bambino, già consapevole delle proprie difficoltà, rinunci ad utilizzare alcuni vocaboli o li sostituisca in modo non appropriato. Oppure che elabori delle strategie difensive, come cercare subito lo sguardo del genitore .

Le manifestazioni verbali (udibili o silenziose) possono quindi essere associate a manifestazioni fisiche o comportamentali, come la perdita di controllo di alcuni muscoli facciali e di altre parti del corpo, o una particolare stanchezza o nervosismo dopo aver passato del tempo con altri bambini.

Come comportarsi se un bambino balbetta

Che si tratti di un fenomeno passeggero o permanente, la domanda che si pongono tutti i genitori è: «Come mi devo comportare se mio figlio balbetta?»

Ignorare o sottovalutare la balbuzie non aiuterà a risolverla. Allo stesso modo, è bene evitare ansie o allarmismi che si trasmettono inevitabilmente sul bambino.

Ci sono dunque alcune attenzioni-azioni da tenere presenti per arginare i vissuti negativi che la balbuzie porta con sè.

Durante il dialogo, è importante rispettare i turni di conversazione e mantenere il contatto visivo, prestando attenzione a cosa dice il bambino, non a come lo dice. È bene mostrarsi interessati e fare domande, lasciando tutto il tempo necessario per rispondere, e soprattutto evitando di completare per lui frasi o parole.

Allo stesso tempo, però, è importante non fare sentire il bambino diverso o problematico. Riservargli un trattamento speciale o esonerarlo dalle interazioni interazione verbali, potrebbe confermargli che le sue possibilità sono limitate, aumentando ancora di più la frustrazione.

Al contrario, mettere in evidenza i risultati positivi e rassicurarlo sulla possibilità di superare questa fatica è fondamentale per promuovere la sua autostima.

I fattori predittivi sull’evoluzione della balbuzie infantile

Purtroppo al momento non esistono dati certi sui fattori che determinano la risoluzione o la persistenza della balbuzie infantile. Quello che sappiamo è che le possibilità di recupero naturale diminuiscono proporzionalmente a quanto tempo passa dalle prime manifestazioni:

  • Subito dopo la manifestazione dei sintomi: 75%
  • Dopo 1 anno: 63%
  • Dopo 2 anni 47%
  • Dopo 3 anni 16%
  • Dopo 4 anni: 5%

Sono possibili anche recuperi in adolescenza e in età adulta, ma sono più rari.

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