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Il metodo per il trattamento della balbuzie di Vivavoce Institute si basa sul modello DIVA del controllo motorio del linguaggio. Vediamo che cos’è e come funziona, con una panoramica sui sistemi che regolano la produzione del linguaggio e cosa succede quando questo meccanismo si inceppa.

Come viene acquisito il linguaggio: il modello DIVA

Il Directions Into Velocities of Articulators (DIVA) è un modello che offre una spiegazione di come i bambini acquisiscano il linguaggio. Si tratta, nello specifico, di un modello neurale che si focalizza sul ruolo di diverse regioni cerebrali, in particolare aree uditive, motorie e somatosensoriali. In questa sede, tuttavia, non ci focalizzeremo tanto sulle aree cerebrali prese in causa dal modello, quanto sul suo meccanismo di funzionamento generale.

Secondo il modello DIVA, infatti, la produzione del linguaggio è regolata da due sistemi: un sistema feedforward e un sistema feedback, dove per sistema si intende un insieme di componenti interconnesse tra loro che contribuiscono a svolgere la stessa funzione. È importante sottolineare il fatto che questi meccanismi funzionano in modo automatico al di fuori della nostra consapevolezza, in quanto il nostro cervello sembra essere predisposto sin dalla nascita all’apprendimento del linguaggio.

Il sistema feedforward

Il sistema feedforward è deputato all’attivazione e all’esecuzione dei programmi motori necessari alla produzione dei suoni desiderati: fornisce, cioè, informazioni su cosa dobbiamo muovere (ad esempio lingua, labbra o mandibola) e come.

Se dobbiamo pronunciare la b, ad esempio, si dovranno muovere le labbra in modo diverso rispetto a quando dobbiamo pronunciare la f. Si potrebbe immaginare come un libretto di istruzioni che consultiamo in modo inconsapevole e che ci dice come dobbiamo muoverci per parlare correttamente.

Il sistema feedback

Il sistema feedback (o sistema di retroazione) agisce come un meccanismo di controllo e monitoraggio che permette al nostro cervello di autocorreggersi, cioè di rilevare eventuali errori nei suoni prodotti e porvi rimedio.

Questo sistema sfrutta due tipi di informazioni che abbiamo già menzionato: uditive, ovvero i suoni che noi stessi produciamo quando parliamo, e somatosensoriali, ovvero i segnali tattili e propriocettivi inviati dal sistema fono-articolatorio nel momento in cui si parla. Le informazioni somatosensoriali sono molto utili in quanto ci permettono di conoscere in che modo le nostre parti del corpo sono orientato nello spazio.

Il sistema feedback gioca un ruolo fondamentale nell’apprendimento del linguaggio

Nei bambini, infatti, il sistema feedforward non possiede inizialmente programmi motori accurati per produrre tutti i suoni linguistici e quindi vengono commessi molti errori.

Sin dalla nascita, tuttavia, siamo continuamente esposti ai suoni della nostra lingua nativa. Questo permette al nostro cervello di memorizzarli e creare rappresentazioni interne di quei suoni, cioè delle idee di come dovrebbero essere. Quando produciamo un suono, esso viene confrontato con la sua rappresentazione interna.

Se non c’è una corrispondenza, cioè se è stato commesso un errore, il sistema feedback invierà un segnale al sistema feedforward, consentendo di apportare le necessarie correzioni ai programmi motori. Ciò accade di frequente durante l’infanzia. Man mano che si cresce e che vengono appresi i corretti comandi motori, il sistema feedforward sarà in grado di produrre i suoni senza ricorrere all’aiuto del sistema feedback.

Per approfondire Che cos’è il linguaggio e come funziona il nostro sistema di comunicazione

Il modello DIVA e la balbuzie

Il modello DIVA può fornire indizi utili per comprendere le cause della balbuzie.

Ricordiamo che parlare è un’azione estremamente complessa, che richiede la corretta coordinazione di numerosi movimenti, prodotti da muscoli e organi che quindi devono attivarsi nella giusta sequenza e soprattutto con il giusto tempismo.

Ripensando al sistema feedback e al sistema feedforward, alcuni autori ipotizzano che nella balbuzie potrebbe verificarsi una cattiva interazione tra i due sistemi, cosicché gli errori non vengono più segnalati in modo corretto.

Un’altra ipotesi, più complessa, sostiene che, quando parliamo, il nostro cervello utilizzi delle informazioni (uditive, motorie e somatosensoriali) per capire che tipo di movimento stiamo eseguendo, qual è il prossimo movimento che deve essere eseguito e soprattutto in quale momento. Nella balbuzie potrebbe esserci una difficoltà proprio nel coordinare esattamente i movimenti necessari durante un discorso.

Bibliografia

Chang, S. E., Kenney, M. K., Loucks, T. M., & Ludlow, C. L. (2009). Brain activation abnormalities during speech and non-speech in stuttering speakers. Neuroimage, 46(1), 201-212.

Chang, S. E., Garnett, E. O., Etchell, A., & Chow, H. M. (2019). Functional and neuroanatomical bases of developmental stuttering: current insights. The Neuroscientist, 25(6), 566-582.

Tourville, J. A., & Guenther, F. H. (2011). The DIVA model: A neural theory of speech acquisition and production. Language and cognitive processes, 26(7), 952-981.

 

Foto da Unsplash

Gianpaolo Del Mauro

Gianpaolo Del Mauro

Laureato in Scienze Psicologiche Cognitive e Psicobiologiche

Laureato in Scienze Psicologiche Cognitive e Psicobiologiche all’Università degli studi di Padova e in Neuroscienze Cognitive presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove svolge attualmente un dottorato di ricerca in Neuroscienze Cognitive occupandosi di linguaggio.

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