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Cosa influenza lo sviluppo del linguaggio? Esistono diverse teorie sull’acquisizione e l’elaborazione del linguaggio. È un abilità innata oppure ogni sviluppo è diverso dall’altro?

Come si sviluppa il linguaggio?

Nell’ambito degli studi sul linguaggio si sono contrapposte nel tempo due posizioni divergenti: la posizione “innatista” e quella cosiddetta “empirista”.

La posizione innatista ha trovato in Noam Chomsky, famoso linguista e attivista politico, il suo più importante rappresentante. Secondo Chomsky il linguaggio è un’abilità innata, ovvero ogni persona nasce con delle istruzioni, implementate a livello neurale, che permettono di acquisire il linguaggio.

Queste istruzioni formano quella che gli innatisti hanno definito “Grammatica Universale”. Pensiamo alle conseguenze che questo tipo di approccio porta con sé: il linguaggio si sviluppa in modo pre-determinato, non è influenzato dalle esperienze e quindi le differenze individuali nelle capacità linguistiche sono minime.

La teoria della “Grammatica Universale” degli innatisti 

Prendiamo in considerazione alcune delle prove che, secondo gli innatisti, testimoniano l’esistenza delle Grammatica Universale, anche se, come vedremo, molte di queste sono state successivamente confutate.

  • Universali linguistici: tutte le lingue sono simili, cioè condividono certe proprietà fondamentali;
  • Convergenza: i bambini esposti alla stessa lingua nativa apprendono la grammatica nello stesso modo pur essendo esposti a stimoli linguistici diversi;
  • Facilità, velocità e uniformità dell’apprendimento: i bambini apprendono il linguaggio rapidamente e senza sforzo, passando per le stesse fasi dell’apprendimento.
  • Effetti della maturazione: il linguaggio si sviluppa seguendo delle tappe determinate biologicamente e non è influenzato da fattori ambientali;
  • Povertà dello stimolo: i bambini acquisiscono delle conoscenze sul linguaggio di cui non c’è traccia negli stimoli linguistici. Ad esempio, sappiamo che in italiano non si può associare un nome singolare con un verbo plurale, come nella frase “Francesco corrono”. Espressioni di questo genere, proprio perché grammaticalmente scorrette, non vengono utilizzate nelle conversazioni e quindi non vengono percepite dai bambini durante l’apprendimento del linguaggio. Eppure sappiamo che sono sbagliate. Secondo gli innatisti, questo fenomeno prova l’esistenza di proprietà universali del linguaggio che sono codificate nel nostro cervello.

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Il linguaggio secondo gli empiristi

L’approccio empirista, a differenza di quanto visto fino a ora, enfatizza le differenze individuali nell’acquisizione e nell’elaborazione del linguaggio.

Gli esponenti di questo approccio sostengono che:

  • Le lingue sono in realtà così diverse fra loro che è difficile individuare delle proprietà condivise, quanto piuttosto delle tendenze;
  • I bambini non apprendono la grammatica allo stesso modo. Infatti le persone differiscono considerevolmente rispetto a quanto conoscono la grammatica della propria lingua nativa;
  • Non tutti i bambini apprendono il linguaggio velocemente e senza sforzo, e anche l’età di acquisizione non è la stessa per tutti;
  • Il linguaggio non è affatto indipendente dalle esperienze individuali: gli studi hanno dimostrato che le abilità linguistiche sono considerevolmente influenzate dai fattori ambientali e dalle esperienze particolare di ciascun individuo;
  • I bambini sono in grado di estrarre le regolarità presenti negli stimoli linguistici e utilizzarle per creare delle regole generali attraverso un processo di generalizzazione. Cerchiamo di essere più chiari: cosa intendiamo quando parliamo di generalizzazione? Per generalizzazione si intende la capacità di trarre delle conclusioni generali a partire da casi particolari. Facciamo un esempio: da bambini abbiamo imparato che i cani hanno determinate caratteristiche e da allora siamo sempre in grado di riconoscere un cane quando ne vediamo uno. Tuttavia nessuno di noi ha visto tutti i cani del pianeta, abbiamo visto solo alcuni esempi e sulla base di questi abbiamo estratto le caratteristiche comuni a tutti i cani. Seguendo lo stesso principio, attraverso gli stimoli linguistici che ci vengono forniti da bambini siamo in grado di dedurre delle regole generali, anche se queste non ci vengono spiegate in modo esplicito.

Cosa può influenzare lo sviluppo del linguaggio

Naturalmente sia l’empirismo che l’innatismo sono posizioni estreme: oggi si ritiene che esista una predisposizione ad apprendere il linguaggio ma si riconosce anche l’importanza dei fattori ambientali. Esistono infatti significative differenze individuali nell’acquisizione e nell’elaborazione del linguaggio durante tutto l’arco della vita.

Ad esempio, è stato dimostrato che il caregiver, ovvero la figura che si prende cura del bambino, svolge un ruolo importante nello sviluppo del vocabolario attraverso il cosiddetto caregiver speech (cioè il discorso che il caregiver rivolge al bambino).

In uno studio è stato osservato che la quantità di parole conosciute da bambini di 24 mesi era correlata a quanto i genitori parlavano direttamente al bambino. Altri studi hanno dimostrato che il caregiver speech influenza anche la capacità di apprendere le strutture sintattiche in bambini tra i 14 e i 36 mesi!

Leggi anche Sviluppo del linguaggio nei bambini: le tappe fondamentali

Anche lo status socio-economico (SES) influenza le abilità linguistiche: è stato osservato che bambini ad alto SES possiedono un vocabolario più alto rispetto a bambini con SES medio. Questa differenza era dovuta al fatto che le madri stesse dei bambini possedevano diverse abilità linguistiche.

Queste differenze nelle abilità linguistiche vengono mantenute anche nella vita adulta. Inoltre, esse sembrano essere legate non solo a fattori ambientali ed esperienziali, ma anche a fattori innati, come differenze nelle abilità di memoria a breve termine e una certa predisposizione ad apprendere le lingue.

Nell’ambito delle neuroscienze, negli ultimi anni sempre più studi hanno osservato differenze innate in alcune strutture cerebrali. Sembra che queste differenze potrebbero influenzare il successivo sviluppo delle abilità linguistiche.

 

Bibliografia:

Dąbrowska, E. (2018), Experience, aptitude and individual differences in native language ultimate attainment. Cognition, 178, pp.222-235.

Hoff, E. (2003), Causes and consequences of SES-related differences in parent-to-child speech, in M. H. Bornstein, R. H. Bradley (Eds.), Monographs in parenting series. Socioeconomic status, parenting, and child development  Mahwah, NJ, Lawrence Erlbaum Associates Publishers, pp. 147-160

Huttenlocher, J., Waterfall, H., Vasilyeva, M., Vevea, J., Hedges, L. V. (2010). Sources of variability in children’s language growth, Cognitive psychology, 61(4), pp. 343-365.

Weisleder, A., & Fernald, A. (2013). Talking to children matters: Early language experience strengthens processing and builds vocabulary, Psychological science, 24(11), pp. 2143-2152.

 

Foto di Gustavo Fring da Pexels

 

Gianpaolo Del Mauro

Gianpaolo Del Mauro

Laureato in Scienze Psicologiche Cognitive e Psicobiologiche

Laureato in Scienze Psicologiche Cognitive e Psicobiologiche all’Università degli studi di Padova e in Neuroscienze Cognitive presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove svolge attualmente un dottorato di ricerca in Neuroscienze Cognitive occupandosi di linguaggio.

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