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Cosa si intende per Altered Auditory Feedback (AAF) e quale efficacia hanno queste tecniche nel trattamento della balbuzie?

Le cause della balbuzie

Le cause della balbuzie sono ancora in gran parte sconosciute, nonostante negli ultimi anni sia aumentato l’interesse verso questa condizione, in particolare nelle neuroscienze.

I più recenti studi condotti proprio in questo ambito sulla balbuzie suggeriscono tuttavia alcune possibili cause:

  • difficoltà nell’integrazione delle informazioni sensoriali (motorie, uditive, somatosensoriali) necessarie alla corretta coordinazione dei movimenti che dobbiamo eseguire durante produzione verbale;
  • una cattiva integrazione tra le aree motorie del cervello (che ci dicono quali sono i movimenti da compiere per parlare correttamente) e le aree uditive (che ci forniscono informazioni di feedback per correggere eventuali errori).

In entrambi i casi le informazioni sensoriali, in particolare quelle uditive, sembrano svolgere un ruolo molto importante. Per chi balbetta non è certamente una novità: la balbuzie, infatti, si riduce drasticamente nella lettura corale o nel parlato all’unisono.

Sebbene non sia ancora chiaro in che modo il feedback uditivo sia coinvolto nella balbuzie, questi fenomeni sono stati sfruttati come forma di trattamento: le tecniche che si basano su queste evidenze per ridurre o eliminare la balbuzie vengono definite collettivamente Altered Auditory Feedback.

Per approfondire: Come si impara a parlare: il modello DIVA

Definizione e tipi di Altered Auditory Feedback

Per Altered Auditory Feedback (AAF) si intende infatti l’insieme di quelle tecniche che permettono di alterare elettronicamente il segnale verbale, in modo che il parlante percepisca la propria voce in modo diverso dal normale.

Possiamo distinguere tre tipi di AAF in base al modo in cui la voce del parlante viene alterata:

  • Masked Auditory Feedback (MAF): la voce del parlante viene attenuata o mascherata dall’aggiunta di un rumore. L’utilizzo del MAF si è mostrato subito efficace nel ridurre la balbuzie, tuttavia il suo utilizzo si è ridotto nel tempo in quanto altri tipi di AAF risultavano più efficaci;
  • Delayed Auditory Feedback (DAF): la voce del parlante viene rimandata all’orecchio del soggetto dopo un intervallo di tempo di durata variabile. Il risultato è che il soggetto percepisce la propria voce con un breve ritardo. L’intervallo di tempo di solito è molto breve (50-100 ms) e gli effetti possono cambiare a seconda dell’intervallo scelto;
  • Frequency Altered Feedback (FAF): questa tecnica è più recente e consente di modificare, alzandola o abbassandola, la frequenza della voce del parlare. Anche in questo caso, l’effetto di questa tecnica sembra dipendere da quanto viene modificata la frequenza.

Effetti dell’Altered Auditory Feedback

Oggi sono in vendita molti dispositivi di AAF. Si tratta di dispositivi elettronici molto piccoli, quindi non eccessivamente invasivi, progettati per poter essere utilizzati nella vita quotidiana. Attraverso questi dispositivi, la voce della persona viene raccolta da un microfono, elaborata e ri-trasmessa con le opportune modifiche (di cui si è parlato nei paragrafi precedenti) attraverso delle cuffie.

Tuttavia, si può concludere che le tecniche di AAF siano efficaci nel trattamento della balbuzie?

Gli esperimenti che hanno studiato l’effetto dell’AAF sono pochi e mostrano comunque risultati molto variabili. Ad esempio, esso sembra avere effetti molto rilevanti durante la lettura (con una riduzione della balbuzie tra 40-85%), ma non durante i monologhi. L’AAF si è mostrato efficace, invece, in condizioni di ansia in cui si deve esporre un testo preparato (ad esempio, durante una presentazione).

Molti dubbi rimangono sulla sua efficacia a lungo termine e in situazioni naturalistiche (cioè al di fuori dall’ambiente sperimentale), anche se alcuni dati suggeriscono che gli effetti potrebbero essere ancora visibili dopo un utilizzo di 3-4 mesi.

L’aspetto più rilevante, infine, è che gli effetti dell’AAF sono presenti solo fintanto che viene utilizzato il dispositivo apposito. Esso, quindi, non genera alcun cambiamento a lungo termine dei circuiti neurali coinvolti nella balbuzie, per il quale è invece necessario attuare un processo riabilitativo.

Gianpaolo Del Mauro

Gianpaolo Del Mauro

Laureato in Scienze Psicologiche Cognitive e Psicobiologiche

Laureato in Scienze Psicologiche Cognitive e Psicobiologiche all’Università degli studi di Padova e in Neuroscienze Cognitive presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove svolge attualmente un dottorato di ricerca in Neuroscienze Cognitive occupandosi di linguaggio.

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