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Cosa significa anticipare?

Anticipare significa

spostare in un tempo precedente, attraverso l’azione o l’immaginazione, quello che nei fatti sarebbe dovuto accadere in un momento futuro.

Nel linguaggio quotidiano anticipare significa fare una cosa prima del previsto, avvantaggiarsi.

Ma anche immaginare scenari futuri, proiettarci virtualmente in situazioni non ancora vissute, che potenzialmente potremmo non sperimentare mai. Prefigurare il futuro, e imparare dall’esperienza, sono capacità tipicamente umane che risultano molto utili in diverse circostanze.

Anticipare qualcosa che potrebbe succedere serve, in condizioni normali, a portarci avanti, riducendo i rischi e massimizzando le possibilità.

Ci mettiamo alla prova, ci assicuriamo la possibilità di affrontare il futuro con passo più saldo.

E se tutto andasse storto?

Ogni tanto la nostra capacità di guardare al futuro s’inceppa.

L’ansia è, per definizione, l’anticipazione di un pericolo in assenza di stimoli minacciosi reali. 

Nell’ansia anticipatoria il vissuto ansioso si manifesta alla sola idea di dover sperimentare in futuro determinate situazioni temute.

Cosa potrebbe andare storto? Nei fatti non lo sappiamo, non l’abbiamo ancora vissuto, ma in potenza tutto può andare storto, e allora è come fosse già stato così.

In ambito clinico l’ansia anticipatoria si associa in particolare al Disturbo di Panico e al Disturbo d’Ansia Sociale.

Viaggiare, spostarsi da soli, parlare in pubblico, affrontare situazioni che prevedono un potenziale giudizio, guidare diventano azioni difficili da compiere, anzi, addirittura situazioni al cui solo pensiero il corpo risponde in modo incontrollato. Come se si trovasse di fronte ad un grave pericolo che minacci la sua integrità e la sua sopravvivenza.

La frequenza cardiaca e quella respiratoria aumentano d’intensità, i muscoli si contraggono, la postura cambia per garantire una possibilità di difesa maggiore. Il corpo, insomma, si prepara a combattere o fuggire.

Ansia anticipatoria e balbuzie: la paura di balbettare

La capacità che abbiamo di prevedere le situazioni che di potenziale difficoltà deriva dai vissuti di successo o di fallimento che connettiamo alle nostre esperienze passate.

In altre parole: l’esperienza insegna.

Ma la nostra abilità predittiva non è perfetta! Possiamo sovrastimare rischi piccoli, e sottostimarne di grandi, ma ogni nuova esperienza, una volta messa alla prova dei fatti, crea un precedente, un’eco che porteremo con noi sotto forma di traccia.

Per chi sperimenta la difficoltà della balbuzie

L’ansia anticipatoria è associata alla paura di balbettare e tende ad essere tanto più forte quanto più in esperienze precedenti si è vissuta l’interruzione della parola. E quindi la riduzione della propria capacità di comunicare, e fonte di imbarazzo nel rapportarsi con gli altri.

Qual è il legame tra ansia anticipatoria e balbuzie?

E’ importante sottolineare che l’ansia anticipatoria è un effetto delle precedenti esperienze di balbuzie e non la loro causa.

L’ansia anticipatoria rischia però di aggravare la balbuzie. Come si è visto in precedenza l’effetto immediato dell’ansia anticipatoria è quello di generare nel corpo alcune risposte primitive di difesa, fra cui l’irrigidimento dei muscoli e l’alterazione della frequenza respiratoria.

Entrambe condizioni possono avere un’influenza importante sulla fluenza e sui comportamenti motori secondari di chi balbetta, amplificando il problema.

Anticipare le parole difficili: l’esperienza di chi balbetta

La capacità predittiva di chi balbetta sembra essere particolarmente sviluppata, al punto che chi balbetta conosce già in alcuni casi quali saranno le parole o i suoni specifici su cui si bloccherà.

Questa capacità di anticipazione sembra essere presente in grado variabile in individui diversi, e affinarsi progressivamente all’aumentare dell’età.

Anche in questo caso le esperienze precedenti giocano un ruolo importante. I singoli episodi di balbuzie associati ad una parola o ad un suono rappresentano per la persona

  • momenti di interruzione della comunicazione
  • situazioni emotivamente difficili da gestire
  • fonte di imbarazzo che spesso producono risposte negative da parte dell’ambiente circostante, ad esempio negli ascoltatori.

Tali vissuti negativi possono non essere ricordati consapevolmente, ma rimanere associati come un’eco alle parole e ai suoni che li hanno evocati inizialmente.

Nel momento in cui chi balbetta si trova a ripronciare questa parole, si attiva l’ansia anticipatoria. Questo porta spesso la persona a balbettare con frequenza maggiore su quelle stesse parole, in un circolo vizioso che si autoalimenta.

In conclusione: l’ansia come effetto, non come causa

Ridefinire i rapporti fra ansia anticipatoria e balbuzie è importante, e permette di inquadrare il problema attraverso una prospettiva diversa che non confonda cause ed effetti.

A tutti capita di ricordare episodi in cui le cose non sono andate come avremmo voluto, che instaurano in noi un meccanismo per cui il ripetersi di situazioni simili viene vissuto con grande ansia.

Questo tipo di ansia è un effetto, non la causa, dell’episodio che fa paura.

Essere consapevoli di questo cambia la nostra prospettiva sulla cose, e può permetterci di vederle, e di affrontarle, sotto una luce nuova.

Foto: Flickr, Filippo Traversa

Erica Ceciliani

Erica Ceciliani

Psicologa specializzata in Psicoterapia Transculturale

Laureata in Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia, presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, si occupa di progetti di prevenzione all'interno della scuola primaria di primo e secondo grado, con focus sulle tematiche di abuso, parità di genere, bullismo e uso di internet. Collabora con alcune ONG in Italia e all'estero, per la progettazione e la realizzazione di attività di supporto psico-sociale rivolte a donne e minori provenienti da situazioni di vulnerabilità.

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