Anticipare: spostare in un tempo precedente, attraverso l’azione o l’immaginazione, quello che nei fatti sarebbe dovuto accadere in un momento futuro. Nel linguaggio quotidiano anticipare significa fare una cosa prima del previsto, avvantaggiarsi, ma anche immaginare scenari futuri, proiettarci virtualmente in situazioni non ancora vissute, che potenzialmente potremmo non sperimentare mai. Prefigurare il futuro, e imparare dall’esperienza, sono capacità tipicamente umane che risultano molto utili in diverse circostanze. Anticipare uno scenario potenziale ci serve, in condizioni normali, a portarci avanti, riducendo i rischi e massimizzando le possibilità. Ci mettiamo alla prova, ci assicuriamo la possibilità di affrontare il futuro con passo più saldo.

E se tutto andasse storto?

Ogni tanto la nostra capacità di guardare al futuro s’inceppa. Se l’ansia per definizione è l’anticipazione di un pericolo in assenza di stimoli minacciosi reali, nell’ansia anticipatoria il vissuto ansioso si manifesta alla sola idea di dover sperimentare in futuro determinate situazioni temute. Cosa potrebbe andare storto? Nei fatti non lo sappiamo, non l’abbiamo ancora vissuto, ma in potenza tutto può andare storto, e allora è come se l’avesse già fatto. In ambito clinico l’ansia anticipatoria si associa in particolare al Disturbo di Panico e al Disturbo d’Ansia Sociale. Viaggiare, spostarsi da soli, parlare in pubblico, affrontare situazioni che prevedono un potenziale giudizio, guidare, non sono più soltanto azioni difficili da compiere, ma situazioni al cui solo pensiero il corpo risponde in modo incontrollato, come se si trovasse di fronte ad un grave pericolo che minacci la sua integrità e la sua sopravvivenza. La frequenza cardiaca e quella respiratoria aumentano d’intensità, i muscoli si contraggono, la postura cambia per garantire una possibilità di difesa maggiore: il corpo si prepara a combattere o fuggire.

La paura di balbettare: ansia anticipatoria e balbuzie

Tutti noi abbiamo la capacità di prevedere le situazioni che potenzialmente ci metteranno in difficoltà, e lo facciamo in base ai vissuti di successo o di fallimento che connettiamo alle nostre esperienze passate.  Come si sa, l’esperienza insegna: la nostra abilità predittiva non è perfetta, possiamo sovrastimare rischi piccoli, e sottostimarne di grandi, ma ogni nuova esperienza, una volta messa alla prova dei fatti, crea un precedente, un’eco che porteremo con noi sottoforma di traccia. Per chi sperimenta la difficoltà della balbuzie l’ansia anticipatoria è associata alla paura di balbettare, e tende ad essere tanto più forte quanto più in esperienze precedenti si è vissuta l’interruzione della parola come causa di riduzione della propria capacità di comunicare, e fonte di imbarazzo nel rapportarsi con gli altri. E’ importante sottolineare che l’ansia anticipatoria associata alla balbuzie è effetto delle conseguenze negative di precedenti episodi di balbuzie e non, come si può erroneamente pensare, loro causa. L’ansia anticipatoria rischia però di aggravare il problema: come si è visto in precedenza l’effetto immediato dell’ansia anticipatoria è quello di generare nel corpo alcune risposte primitive di difesa, fra cui l’irrigidimento dei muscoli e l’alterazione della frequenza respiratoria, entrambe condizioni possono avere un’influenza importante sulla fluenza e sui comportamenti motori secondari di chi balbetta, esacerbando il problema.

Entro questo quadro di difficoltà la capacità predittiva di chi balbetta sembra essere particolarmente sviluppata, al punto che chi balbetta conosce già in alcuni casi quali saranno le parole o i suoni specifici nel pronunciare i quali il problema si presenterà. Questa capacità di anticipazione sembra essere presente in grado variabile in individui diversi, e affinarsi progressivamente all’aumentare dell’età. Anche in questo caso le esperienze precedenti giocano un ruolo importante: i singoli episodi di balbuzie associati ad una parola o ad un suono rappresentano per la persona momenti di interruzione del flusso comunicativo, nonché situazioni emotivamente difficili da gestire e fonte di imbarazzo che spesso producono risposte negative da parte dell’ambiente circostante, ad esempio negli ascoltatori. Tali vissuti negativi possono non essere ricordati a livello consapevole, ma rimanere attaccati come un’eco alle parole e ai suoni che li hanno evocati inizialmente, attivando ansia anticipatoria e portando la persona a balbettare con frequenza maggiore su quelle stesse parole e suoni, in un circolo vizioso che si autoalimenta.

Ridefinire i rapporti fra ansia anticipatoria e balbuzie è importante, e permette di inquadrare il problema attraverso una prospettiva diversa che non confonda cause ed effetti. A tutti capita di ricordare episodi in cui le cose non sono andate come avremmo voluto, che instaurano in noi un meccanismo per cui il ripetersi di situazioni simili viene vissuto con grande ansia. E’ chiaro però come questo tipo di ansia sia effetto, e non causa, dell’episodio emotivamente spiacevole. Essere consapevoli di questo cambia la nostra prospettiva sulla cose, e può permetterci di vederle, e di affrontarle, sotto una luce nuova.

Foto: Flickr, Filippo Traversa

Erica Ceciliani

Erica Ceciliani

Psicologa specializzata in Psicoterapia Transculturale

Laureata in Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia, presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, si occupa di progetti di prevenzione all'interno della scuola primaria di primo e secondo grado, con focus sulle tematiche di abuso, parità di genere, bullismo e uso di internet. Collabora con alcune ONG in Italia e all'estero, per la progettazione e la realizzazione di attività di supporto psico-sociale rivolte a donne e minori provenienti da situazioni di vulnerabilità.

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