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La rabbia è un’emozione forte, che talvolta riesce a creare un filtro spesso che copre i nostri pensieri offuscandoci. Ma è estreamente importante perché ci permette di focalizzarci sui nostri obettivi. Essenziale diveta però imparare a canalizzarla.

La rabbia fa parte di quelle emozioni che chiamiamo primarie – insieme alla paura, alla tristezza, alla gioia, alla  sorpresa e al disgusto – cioè quelle emozioni che tutti gli essere umani provano e che non sono mediate dalla cultura, a cui apparteniamo.

Che cos’è la rabbia?

La rabbia indica che qualcosa si interpone tra noi e il raggiungimento del nostro obiettivo (per esempio quando non riusciamo ad ottenere ciò che desideriamo o quando non possiamo fare quello che vogliamo).

Quando scatta la rabbia? Essenzialmente quando percepiamo che noi stessi o qualcuno vicino a noi sta subendo un’ingiustizia: possiamo quindi arrabbiarci quando ci sentiamo non capiti o quando ci sentiamo presi in giro. Inoltre a volte possiamo arrabbiarci anche per piccole frustrazioni che incontriamo nella quotidianità.

Questa emozione è accompagnata da segnali fisici quali

  • senso di calore nel viso e nello stomaco,
  • rigidità delle mascelle,
  • tremore agli altri,
  • tensione muscolare.

Spesso è caratterizzata da “comportamenti esternalizzanti“: in cui i bambini imparano a dirigere la rabbia verso l’esterno, sotto forma di impulsività, oppositività e iperattività. Molto conosciuti sono i disturbi dell’attenzione e dell’iperattividità (ADHD) o i disturbi oppositivi provocatori e della condotta. Nel trattamento di questi disturbi il trattamento della rabbia assume un ruolo centrale.

Qual è il ruolo della rabbia?

L’attivazione neurofisiologica e l’impulsività dei comportamenti conseguenti l’emozione sono buoni indicatori della “temperatura” della nostra emozione, seguendo il concetto di termometro delle emozioni. Un livello di “temperatura” 1-3 indica una lieve irritazione mentre un livello 8-10 indica un livello di crescente furore.

La rabbia quindi ha un ruolo importante nella nostra vita, soprattutto nell’ambito relazionale. È quell’emozione che ci permette di far valere i nostri diritti e favorisce l’affermazione di noi come persone autonome all’interno di un contesto sociale.

Più di ogni altra emozione, se non viene gestita in maniera adeguata, può avere ripercussioni sulle relazioni, mettendo a dura prova tutte le figure relazionali con le quali i bambini o adolescenti entrano in contatto: genitori, insegnanti, educatori, pari.

Come tutte le emozioni, la rabbia non va eliminata ma al contrario va riconosciuta e gestita in modo funzionale.

Come riconoscerla?

Riconoscere la stretta connessione tra emozione e pensiero è fondamentale. In questo processo ci viene in aiuto la metafora della molla.

Le molle sono quelle situazioni che succedono a noi o vicino a noi che fanno attivare “pensieri disfunzionali” in modo quasi automatico e molto veloce. Queste caratteristiche rendono difficile individuare i pensieri che facciamo rispetto alla situazione, tanto che la situazione stessa sembra legata direttamente alla nostra reazione di rabbia.

Facciamo un esempio: un compagno di classe mi prende in giro; in una simile situazione la rabbia può derivare da un pensiero del tipo: non è giusto che si comporti così, adesso gliela faccio pagare.

Ognuno ha una certa vulnerabilità alla rabbia, che è determinata a livello di temperamento e dal contesto educativo/culturale in cui sono cresciuto. Ognuno, se fa un lavoro di autosservazione, può riconoscere un canovaccio di situazioni “molla” in cui prova più facilmente la rabbia: il traffico in città, vedere qualcuno che subisce un’ingiustizia sul lavoro.

Il colore della rabbia

Possiamo pensare alla rabbia con il colore nero. Il nero copre tutti gli altri colori, così come la rabbia impedisce di vedere la presenza delle altre emozioni quali tristezza, paura, vergogna, colpa.

Parlando di rabbia non possiamo non parlare di frustrazione. Nel corso della nostra vita ci troviamo a vivere quotidianamente delle frustrazioni:

  • il bambino la sperimenta quando non riceve il gioco che vuole, prende un brutto voto anche se ha studiato o in quelle situazioni in cui oggettivamente non ha ancora le competenze per farvi fronte.
  • l’adolescente può sperimentarla in ambito scolastico quando non raggiunge l’obiettivo che si era prefissato, quando riceve un rifiuto da una ragazza o ragazzo, quando si scontra, metaforicamente, con un compagno.

La tolleranza alla frustrazione è essenziale per l’adattamento all’ambiente e per acquisire nuove capacità. Si pensi, per esempio, a  quando abbiamo imparato ad andare in bicicletta: non siamo riusciti al primo tentativo ma la capacità di tollerare la frustrazione del cadere ci ha permesso di acquisire una nuova competenza.

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Photo by Alexander Dummer on Unsplash

Redazione Vivavoce

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La Redazione Vivavoce è un team di professionisti nel campo della fisioterapia, della psicologia e della neuropsicologia, che mettono scienza ed esperienza alla portata di tutti. Fare il punto sulla voce a 360 gradi, informando, educando e sensibilizzando: questo è il cuore di VivavoceFocus.

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