Forse non tutti sanno che la balbuzie preferisce il genere maschile. Secondo le statistiche, ad esserne maggiormente colpiti sono i maschi, con un rapporto di 4:1. Ovvero, ogni 5 persone (bambini, adolescenti, adulti) che soffrono di balbuzie, una sola è donna. La scienza si sta interrogando sulla questione ipotizzando il coinvolgimento di una componente genetica, che sarebbe trasmessa prevalentemente dal padre al figlio maschio (e in misura minore alla figlia femmina). In realtà, nella primissima infanzia, quando la balbuzie esordisce, la percentuale tra i generi è molto più simile, con un rapporto di 2 maschi e 1 femmina. Questa discrepanza tra gli albori e la vita adulta, implica che, durante lo sviluppo, naturali fenomeni di regressione spontanea giochino maggiormente a favore del genere femminile, svantaggiando quello maschile, che va maggiormente incontro alla cronicizzazione delle difficoltà dell’eloquio. Ma al di là delle statistiche, ampiamente diffuse e riconosciute, per la balbuzie non è stata dimostrata nessun altra differenza legata al genere. Insomma, in termini di gravità o manifestazioni esternamente osservabili non vi sarebbero differenze tra uomini e donne.

Sappiamo però anche che la balbuzie è molto di più che la ripetizione dei suoni o la presenza di blocchi. Se nell’immaginario comune parlare è un atto volontario (basta cioè voler dire qualcosa per dirlo, e per dirlo bene), una persona che soffre di balbuzie sa bene che la questione non è così semplice. Per chi balbetta, infatti, parlare è una fatica, un lavoro estenuante dal punto di vista mentale, emotivo, psicologico e fisico. Il conseguente impatto si riscontra poi a 360 gradi nella vita di ciascuno, a livello scolastico, famigliare, lavorativo e sociale.

Come viene declinato al femminile l’impatto della balbuzie?

In modo molto interessante, forse per la minor presenza di balbuzienti donne, forse per i costumi socioculturali del tempo, le ricerche più datate, risalenti agli anni 70, riportavano come fossero soprattutto gli uomini ad essere maggiormente colpiti dall’impatto negativo della balbuzie. Le donne, dal canto loro, sembravano quasi convivere pacificamente con la balbuzie, senza stravolgimenti importanti nella vita di tutti i giorni. In realtà, con l’evoluzione della società e il concomitante cambiamento dei ruoli, anche nel mondo della balbuzie viene riconosciuto un nuovo interesse alla figura femminile. E alcune ricerche ad hoc rivelano molti aspetti in comune con la controparte maschile. Non sorprendentemente, anche per le donne, la presenza della balbuzie si ripercuote negativamente a livello sociale, occupazionale, accademico e finanziario.

Balbuzie in rosa: le difficoltà di lavoratrici, compagne e madri

Innanzitutto, le reazioni degli altri (anche) di fronte ad una donna che balbetta sono in prevalenza negative. L’immagine stereotipata di una donna che balbetta è altrettanto negativa: la balbuzie sembra automaticamente garantire l’etichetta di persona insicura e accondiscendente, forse nervosa, sicuramente paurosa e timida. Le esperienze di vita di donne che balbettano ci riportano difficoltà quotidiane, dall’essere state oggetto di scherno a scuola, a derisioni anche nell’ambiente famigliare, fino a mancate opportunità e promozioni sul posto di lavoro. Un aspetto cruciale riguarda proprio l’esperienza lavorativa, soprattutto se la donna è inserita in un contesto dove la presenza maschile è predominante. In questo caso, non solo la donna si ritrova in minoranza, ma la sua balbuzie la rende ancora più vulnerabile.

Le difficoltà vengono evidenziate anche nel dominio delle relazioni sentimentali, dove a preoccupare sono soprattutto i primi appuntamenti, durante i quali la strategia frequentemente riportata è quella di fare maggior uso di linguaggio non verbale, per nascondere la presenza della balbuzie. Balbuzie che viene unanimemente riconosciuta come pericolosa minaccia all’autostima e alla creazione di un senso di sé efficace.

Le prime ricerche incentrate sulla balbuzie al femminile, evidenziavano come la donna con balbuzie si sentisse quasi protetta dalla figura maschile dominante. Al contempo, però, secondo un rigido gioco dei ruoli, questa dominanza riduceva la loro libertà di azione. La situazione veniva ulteriormente esacerbata dalla presenza dell’elemento balbuzie che faceva apparire la donna ancor più vulnerabile. Oggi, invece, i partner vengono descritti come empatici, fiduciosi e protettivi. La vicinanza di un partner si può declinare anche in delega, quando alcune questioni che implicano il discorso (dalle ordinazioni al ristorante, alla riunione con gli insegnanti) possono venire demandante.

Certo, la questione non è sempre rosea. La donna che balbetta, nel ruolo di madre, ha timore che anche i suoi figli possano soffrire le medesime difficoltà e fatiche. Ancor oggi, purtroppo, in alcuni casi, la balbuzie resta un argomento tabu, di cui non si deve parlare, nemmeno tra le mura domestiche.

Un mondo da scoprire. Come le donne

L’impatto che la presenza della balbuzie ha sulla vita di ognuno deve essere adeguatamente riconosciuto per rendere giustizia alle difficoltà e alla fatica di ciascuno. Questo è vero anche per la donna, nei suoi molteplici possibili ruoli di amica, collega, compagna, madre.

Globalmente, un adeguato riconoscimento del multi-sfaccettato mondo della balbuzie e delle sue variegate ripercussioni non può che migliorare la presa in carico del singolo durante percorsi mirati di rieducazione, dove il focus non è solo la parola, ma la persona nella sua interezza e unicità.

Foto: Gratisography

Redazione Vivavoce

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