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Vivavoce Research Institute: la sede è a Chiavari

Il Vivavoce Research Institute si insedia a Chiavari (GE), presso l’incubatore di sviluppo tecnologico WyLab.

Dopo la nomina del Dottor Pasquale Anthony Della Rosa come Direttore Scientifico, il Vivavoce Research Institute ha una nuova sede.

Far parte di un importante hub di sviluppo tecnologico come WyLab è un passo importante per poter sviluppare idee e strumenti utili a migliorare la valutazione della balbuzie e per individuarne le modalità di intervento più efficaci.

Il Vivavoce Research Institute è infatti nato per condurre attività scientifiche con approccio multidisciplinare. L’obiettivo è quello di ottenere una comprensione approfondita dei meccanismi neurologici, cognitivi e sensoriali coinvolti nel controllo e nel coordinamento della parola. Questo permetterà al centro di fine di fornire soluzioni sempre più efficaci per la valutazione e il trattamento dei disturbi del linguaggio e della balbuzie. 

Vivavoce Research Institute: innovazione e tecnologia

L’utilizzo delle tecnologie è senza dubbio uno dei punti di maggiore forza del Vivavoce Research Institute. Il centro si è dotato di un ambiente di test kinematic completamente attrezzato. Esso favorisce lo sviluppo di applicazioni web-based per lo screening della balbuzie e dei disturbi del linguaggio di bambini e adulti.

Uno dei primi obiettivi del centro di ricerca è la validazione scientifica del Metodo MRM-S (Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering), applicato da Vivavoce Institute per il trattamento della balbuzie.

Il Vivavoce Research Institute sta già lavorando affinché l’applicazione del metodo MRM-S venga supportata dall’utilizzo della tecnologia.

Il progetto prevede la realizzazione di una piattaforma di e-Health, utile nella fase di diagnosi e valutazione della balbuzie. Successivamente, verrà progettato un software riabilitativo in grado di riconoscere e correggere i movimenti del corpo e del viso, per supportare il percorso rieducativo di Vivavoce Institute.

La sede del Vivavoce Reaserach Institute è in via Davide Gagliardo, 7 a Chiavari (GE).

Per informazioni contattare il 334 728 8188.

Balbuzie: come affrontare il problema

Quando in famiglia un figlio inizia a balbettare raramente accade che il problema venga sottovalutato dai genitori. Normalmente la reazione di mamma e papà è determinata dall’allarmismo: il bambino viene messo sotto esame ogni volta che deve parlare e viene continuamente corretto con un atteggiamento di rimprovero. La balbuzie – concordano parenti e amici stretti – deve scomparire in fretta grazie all’impegno e alla forza di volontà per evitare il rischio che divenga permanente e possa compromettere la vita sociale, le amicizie, il rendimento scolastico.

All’ansia crescente che determina il clima che si respira in casa, si affianca nella maggior parte dei casi un profondo senso di colpa. I genitori iniziano a chiedersi dove e quando hanno sbagliato. Le relazioni familiari rischiano così di perdere spontaneità, di snaturarsi gradualmente perché al centro di tutto è comparso un imprevisto sgradito e pericoloso: la balbuzie.
In questo quadro è chiaro che per affrontare correttamente questa sfida occorre tenere in considerazione l’aspetto psicologico sia del bambino sia di chi gli sta vicino. Un approccio parziale e monodirezionale che non tenga conto della sfera psicologica è destinato al fallimento. Allo stesso tempo non bisogna commettere l’errore opposto, ovvero arrivare alla conclusione che la balbuzie sia soltanto un problema psicologico del bambino, del ragazzo o dell’adulto che ne soffre.
Chi, a volte con poco riguardo viene liquidato come “balbuziente”, spesso viene etichettato anche come “ansioso”, “problematico”. Niente di più sbagliato.

L’ansia in questa partita gioca certamente un ruolo cruciale, ma non come causa, come effetto.
Le attese negative dei genitori e degli insegnanti, lo scherno dei compagni di scuola, non possono che generare in una persona, al di là del proprio grado di sensibilità, un grado di ansia di gran lunga superiore a quella dei propri coetanei.
Una situazione comprensibile che non deve essere scambiata per patologia. Ecco perché non è raro che l’intervento di uno psicologo sia estremamente prezioso sulla coppia genitoriale che viene aiutata a essere sempre di più un aiuto e uno stimolo prezioso e non un ostacolo al superamento del problema.
L’informazione e la presa di coscienza di cosa sia la balbuzie, ma soprattutto la consapevolezza del fatto che non sia insuperabile fanno il resto. L’ansia vive a stretto contatto con il dubbio e con l’incognito. Indicare una strada sicura, dei passi da fare insieme e un traguardo alla propria portata sono i segreti per vincerla.

I numeri della balbuzie

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita (OMS) la balbuzie colpisce, in media, l’1 per cento della popolazione mondiale. In Italia si stima che ne soffra circa 1 milione di persone. Il picco si ha in età prescolare, con punte del 5 per cento (circa 250 mila bambini). Approfondiamo il tema con una panoramica di dati e di studi scientifici per comprendere meglio questo fenomeno.

Tasso di incidenza e prevalenza: il 5 % dei bambini in età pre-scolare balbetta per un certo periodo, ma solo l’1% degli adulti è balbuziente (Yairi & Ambrose, 2005).

Periodo di manifestazione: la balbuzie si manifesta generalmente tra il 2° e 4° anno di vita del bambino (Andrews, 1984), di solito tra i 30-36 mesi (Mansson, 2000; Yairi & Ambrose, 1992; Yaruss, LaSalle, e Conture, 1998). La balbuzie si manifesta di solito in maniera graduale, ma circa 1/3 dei genitori segnala un insorgenza improvvisa nei propri figli (Yairi, 1983; Yairi & Ambrose, 1992). Dopo il 4°anno di età il rischio che la balbuzie insorga è pari al 5%-10% (Yairi & Ambrose, 2005).

Recupero spontaneo: nella maggior parte dei casi, l’intero ciclo del disordine verbale termina durante la prima infanzia (Yairi & Ambrose, 2005). Molti bambini che in età prescolare cominciano a balbettare risolveranno il loro problema entro il primo o secondo anno dall’insorgenza, senza bisogno di alcun trattamento professionale (Andrews, 1984; Curlee & Yairi, 1997; Dickson, 1971; Glasner & Rosenthal, 1957; Yairi, Ambrose, Paden, e Throneburg, 1996). Circa il 20-25% di bambini in età prescolare, che mostra segni di balbuzie, continuerà a balbettare in età adulta (Andrews, 1984; Ramig, 1993; Yairi & Ambrose, 2005).

Distribuzione di genere: nella prima infanzia il rapporto maschi-femmine balbuzienti è 1:1 (Yari, 1983) o 1,61:1 (Kloth, Janssen, Kraaimaat, e Brütten, 1995). I maschi balbuzienti con il passare del tempo diventano più numerosi delle femmine, vale a dire che le ragazze hanno più probabilità di guarire spontaneamente (Felsenfeld, 1997; Yairi & Ambrose, 1990), in seguito il rapporto tra balbuzienti di sesso maschile e femminile arriva a 03:01-05:01 (Bloodstein & Berstein Ratner, 2007).

Ereditarietà: Circa il 40% dei bambini che balbettano hanno genitori o fratelli che hanno balbettato, e circa il 70% dei bambini affetti da balbuzie ha una lunga storia familiare di disfluenza (Bloodstein & Berstein Ratner, 2007; Yairi & Ambrose, 2005). Howie (1983) ha rilevato che il 63% dei gemelli monozigoti (identici) soffrono entrambi di balbuzie, mentre solo il 19% dei gemelli dizigoti (diversi) sono entrambi balbuzienti.

Disturbi fonologici: la compromissione fonologica è il problema di linguaggio più comune che coesiste con la balbuzie dei bambini (Conture, 2001; Throneburg, Yairi, e Paden, 1994). I bambini balbuzienti hanno un leggero ritardo nello sviluppo fonologico rispetto ai coetanei fluenti (Louko, Edwards, e Conture, 1999; Yairi & Ambrose, 2005). I ritardi fonologici associati alla balbuzie saranno probabilmente superati entro 1-2 anni dalla loro manifestazione (Padden, Ambrose, e Yairi, 2002). Nonostante nelle documentazioni non sia chiaro se le competenze linguistiche nei bambini balbuzienti siano equivalenti ai loro coetanei fluenti (Andrews et al, 1983; Yairi, Watkins, Ambrose, e Paden, 2001), la maggior parte degli esperti concordano sul fatto che i bambini che balbettano, come un gruppo, non presentano gravi disturbi del linguaggio (Bennett, 2006; Guitar, 2005; Yairi, Watkins, Ambrose, e Paden, 2001).

Balbuzie e lavoro: istruzioni per l’uso

Balbettare a un colloquio di lavoro significa certamente partire da una posizione di svantaggio. Soprattutto se chi deve selezionare i candidati ha le idee confuse sull’argomento. I datori di lavoro dovrebbero sapere che la balbuzie è un problema i cui effetti riguardano solo la difficoltà di un soggetto nel comunicare verbalmente: le persone disfluenti non sono più stressate o ansiose di altre e non sono neppure meno spigliate o intelligenti. Per chi soffre di balbuzie balbettare al colloquio di lavoro è un evento molto probabile perché si tratta di una situazione particolarmente stressante, ma ciò non significa che il candidato balbetterà sempre, anche nel quotidiano lavoro a stretto contatto con i colleghi.

Il selezionatore dovrebbe quindi prenderne atto e non lasciarsi impressionare dall’eccessiva disfluenza che la persona in questione potrebbe manifestare in fase conoscitiva. Nel caso in cui lo ritenesse necessario farebbe bene a chiedere al candidato maggiori informazioni su questa problematica.

Occorre anche tener presente che la balbuzie non si manifesta in ugual modo in tutte le persone e ci sono situazioni particolari che a seconda dei casi possono risultare più o meno critiche. Qualche esempio? Rispondere al telefono, parlare in pubblico, fare una normale ordinazione al ristorante o presentarsi davanti a degli estranei. In ogni caso chi deve selezionare una risorsa deve sapere che questi casi particolari non hanno una grande incidenza sulla normale comunicazione con i capi e i colleghi, ma soprattutto deve tenere a mente che la balbuzie non è per sempre. La balbuzie si può superare.

Dall’altro lato, non c’è alcun bisogno di trattare in modo diverso dagli altri dipendenti le persone disfluenti: tutti devono essere trattati con pari dignità, rispetto e devono essere inseriti possibilmente in un ambiente sereno e solidale. Chiunque, se fosse costretto a lavorare in un ambiente sfavorevole, farebbe più fatica su tutti i fronti. Di conseguenza una persona che ha già alle spalle problemi di balbuzie, avrebbe un inevitabile riscontro negativo in termini di fluenza.

Da tutto questo emerge un’ultima considerazione per chi sta cercando un collaboratore o un dipendente e tra i candidati si è imbattuto in una persona con problemi di fluenza: è molto improbabile che una persona che balbetta si candidi per una posizione a cui non tenga davvero…

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Da The Voice a Vivavoce: la storia di Marinella

18 Maggio 2016

Marinella Napoli, giovane cantante pugliese, dopo l’audizione di The Voice ha incontrato il metodo di Vivavoce Institute e ha affrontato e sconfitto la balbuzie.
Alle Blind Auditions di The Voice, trasmesse su Rai Due, Marinella sale sul palco, imbraccia la sua chitarra e intona Want to want me di Jason Derulo. Per andare avanti nella sfida la giuria – Antonella Carrà, Max Pezzali, Emis Killa e Dolcenera – deve premere il pulsante e far girare le sue enormi poltrone rosse. Marinella va avanti senza paura, ma nessuno si muove. La canzone finisce, il pubblico la consola con un applauso che non dimenticherà.
Sembrerebbe una sconfitta, ma per Marinella Napoli è una grande vittoria. Il pubblico a casa non lo sa ancora, ma questa giovanissima artista di Bitonto ha voluto mettersi alla prova: balbetta dall’età di tre anni e non aveva mai affrontato un pubblico così.
Giovanni Muscarà, fondatore di Vivavoce Institute, da casa ha assistito alla scena. Quando gli autori mandano in onda la sua storia non ha dubbi: questo coraggio meritava più successo. Segue uno scambio di mail e un invito al Corso Vivavoce Institute a Milano.

La balbuzie si può superare. Non esistono magie, serve impegno e un metodo. Giovanni lo sa bene perché l’ha vissuto sulla sua pelle:
“Fin da bambino avevo provato su di me cosa significava soffrire di balbuzie e cercare un rimedio. I miei genitori mi avevano fatto provare un numero infinito di corsi che risolvevano parzialmente questo problema. Mi accorgevo che mancava qualcosa. Non avevo pieno controllo del mio corpo e di tutti quegli elementi che servono a produrre il suono. Ho approfondito questo argomento con una fisioterapista, che inizialmente pensava che avessi sbagliato specialista. Da questa intuizione però è partito tutto perché insieme abbiamo scoperto delle relazioni importantissime e così ho iniziato a coinvolgere esperti dei vari settori interessati per elaborare un approccio diverso, a 360 gradi. L’ho provato su di me per primo”.

 

Al termine del corso Marinella si sente un’altra.

Racconta:
“Non avevo mai pensato di fare una cosa simile per risolvere i miei blocchi, li ritenevo parte di me. Poi però mi sono resa conto che nel mondo del lavoro è importante parlare fluentemente. Oltre ad apprendere il metodo, sono stata accompagnata nelle prove che richiede la vita di tutti i giorni: chiedere informazioni stradali ai passanti, ordinare un caffè, telefonare ai negozi di strumenti musicali per chiedere informazioni sulle chitarre… (ma anche rilasciare interviste a testate rinomate come Vanity Fair). Ora inizia una nuova vita”.

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Partnership clinica tra Vivavoce Institute e il centro Zetesis di Caserta

10 Maggio 2016

Vivavoce Institute allarga la rete di partner clinici per il trattamento della balbuzie: dopo il CMR di Bologna, è la volta del centro Zetesis di Caserta.

Dopo la partnership avviata nel 2015 con il CMR Fisios di Bologna, proseguono le collaborazioni di Vivavoce Institute con centri specializzati nella riabilitazione e rieducazione neuro-psico-motoria.
Vivavoce Institute ha la sua sede principale a Milano, in via Custodi, ma grazie alle partnership cliniche, porta il suo metodo e il corso anche in altre importanti città italiane. A Caserta i corsi di Vivavoce Institute per il trattamento della balbuzie si terranno ora presso il centro Zetesis, in via Piave 7.
Zetesis è una cooperativa sociale formata da un gruppo di specialisti della salute psichica: neuropsichiatri infantili, psicoterapeuti, psicologi, educatori professionali, pedagogisti, counselor. Zetesis include fra i suoi servizi una scuola per l’infanzia, un centro psicopedagogico per la famiglia e il bambino e uno sportello di ascolto.
“La promozione della salute psico-fisica – spiega Giovanni Muscarà, fondatore di Vivavoce Institute e ideatore del metodo – è un obiettivo che accomuna Vivavoce e Zetesis. In particolare l’attenzione per la salute dei bambini rende il centro di Caserta un partner ideale: la balbuzie infatti inizia a manifestarsi tra i 18 e i 36 mesi. Gli studi dicono che circa il 75% dei bambini che soffrono di balbuzie infantile entro i cinque anni ha un recupero spontaneo, senza bisogno di interventi. Ma dai sei anni, purtroppo, le percentuali di recupero autonomo diminuiscono. Ed è bene intervenire prima possibile, perché il cervello del bambino ha una plasticità e una capacità di assorbimento delle informazioni assai maggiore. Un adulto fa più fatica a correggere la postura, la respirazione e l’emissione dei suoni, tutti aspetti su cui si concentra il nostro metodo”.
Vivavoce Institute applica il Metodo MRM-S (Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering), tecnica innovativa che ha come obiettivo quello di imparare a parlare fluentemente attraverso il raggiungimento di uno schema corporeo nuovo, che permetta di stabilizzare i risultati di fluenza ottenuti.
Presso la sede di Zetesis, in via Piave 7, a Caserta, si svolgeranno sia i colloqui informativi gratuiti sia i corsi per il trattamento della balbuzie.
I corsi si rivolgono sia agli adulti sia ai bambini.

 

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Pasquale Anthony Della Rosa è Direttore Scientifico del Vivavoce Research Institute

Pasquale Anthony Della Rosa è il nuovo direttore scientifico del centro di ricerca Vivavoce Research Instittute.
Il direttore scientifico coordinerà le attività volte a indagare i meccanismi cognitivi, neurologici e sensoriali coinvolti nel controllo e nel coordinamento della parola. L’obiettivo è fornire soluzioni sempre più efficaci per la valutazione e il trattamento dei disturbi del linguaggio e della balbuzie.

Pasquale Anthony Della Rosa ha conseguito la laurea in Psicologia dello Sviluppo presso l’Università di Roma La Sapienza nel 2002, e un dottorato di ricerca in Psicologia presso l’Università di Ginevra nel 2011. Ha svolto un post-dottorato di due anni presso la Facoltà di Psicologia dell’Università San Raffaele, Milano. È stato ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche dal 2013 al 2015.
Le sue aree di ricerca e interesse sono la psicologia cognitiva, la psicolinguistica, le neuroscienze cognitive, la neurologia clinica e le tecniche di neuro-imaging.
Le aree di ricerca del Dott. Della Rosa si concentrano su:

  • Rappresentazione linguistica (memoria semantica) e il suo sviluppo (produzione e comprensione)
  • Multilinguismo e le sue conseguenze neuro-cognitive nel corso della vita
  • Linguaggio, attenzione, funzioni esecutive e apprendimento nelle popolazioni, sia in caso di sviluppo tipico sia in presenza di disturbi dello sviluppo
  • Disturbi cognitivi, come conseguenza di una lesione cerebrale o neuro-degenerazione nelle popolazioni anziane
  • Sviluppo e attuazione di metodi avanzati per l’analisi dei dati di neuro-imaging, tra cui funzionamento neurale e connettività
  • Sviluppo di applicazioni per lo screening, il monitoraggio e la riabilitazione delle funzioni cognitive nelle popolazioni in via di sviluppo e durante l’invecchiamento.

Uno dei primi obiettivi del centro di ricerca è la validazione scientifica del Metodo MRM-S (Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering), applicato da Vivavoce Institute per il trattamento riabilitativo della balbuzie.

La validazione scientifica del Metodo è un obiettivo primario per Vivavoce Institute, affinché siano confermati i fondamenti teorici del metodo e ne sia verificata, con chiare evidenze e dati statisticamente significativi, l’efficacia.

Supera la balbuzie con noi

Metodo clinico dimostrato
Il metodo MRM-S per superare la balbuzie è scientificamente dimostrato da un progetto in collaborazione con l’Università San Raffaele

Esperienza consolidata
Vivavoce ha aiutato oltre 1300 pazienti in tutta Italia a superare la loro balbuzie