Balbuzie, le cause nei principali studi scientifici – Perché si balbetta? Quali sono le cause della balbuzie? Tra le teorie e i modelli che si sono susseguiti nel corso degli ultimi decenni per approfondire il tema della balbuzie, con particolare riferimento alle cause che ne sono alla base, le macro-categorie principali sono tre:
- Teorie del controllo motorio del discorso (causa della balbuzie ipotesi n.1: inefficienza nei processi di monitoraggio del discorso);
- Teorie della desincronizzazione del discorso (causa della balbuzie ipotesi n.2: desincronizzazione tra le varie componenti che sostengono il linguaggio parlato);
- Teoria delle capacità e delle richieste (causa della balbuzie ipotesi n.3: squilibrio tra la capacità di mantenere la fluenza del discorso e l’urgenza di far fronte a pressioni interne ed esterne).
Analizziamole brevemente.
- Causa della balbuzie – ipotesi n. 1: le teorie del controllo motorio vedono la balbuzie come frutto di un’inefficienza nei processi di monitoraggio del discorso stesso. In particolare, vi è chi ritiene che, nelle persone che balbettano, tale sistema sia instabile (Smith e collaboratori, 2000), o faccia ricorso a strategie differenti rispetto ai normo-fluenti, strategie che però si rivelano inefficaci (Peters e collaboratori, 2000).
- Causa della balbuzie – ipotesi n. 2: secondo altri studiosi (Perkins e collaboratori, 1991), invece, all’origine della balbuzie vi sarebbe una desincronizzazione tra le varie componenti che sostengono il linguaggio parlato. Tale desincronizzazione potrebbe essere localizzata a livello di un’interazione imperfetta tra le fasi di pianificazione ed esecuzione linguistica (Howell e collaboratori, 2004).
- Causa della balbuzie – ipotesi n. 3: un terzo gruppo di teorie, facenti capo a Adams, Starkweather e collaboratori, vede la balbuzie come il risultato di uno squilibrio tra la capacità di mantenere la fluenza del discorso e l’urgenza di far fronte a pressioni interne ed esterne, come la necessità di rispondere veloce, di formulare frasi complesse, ecc.
Approfondiamo quest’ultima macro-categoria relativa alle cause della balbuzie.
Nell’ambito di questa cornice teorica, lo studio sperimentale di Bosshardt (e collaboratori 2006) vede come determinante della balbuzie il processing load.
L’esperimento
Ai partecipanti (12 balbuzienti e altrettanti normo-fluenti, di madrelingua inglese), venne richiesto di produrre frasi in due fasi successive, in condizioni di singolo e doppio compito. In particolare, i soggetti vennero istruiti a generare silenziosamente una frase per 10 secondi, prima che venisse loro dato il via per articolarla oralmente. Il compito secondario era costituito da rime e decisioni categoriali.
L’intero esperimento, generazione e articolazione di frasi in condizioni di singolo e doppio compito, venne condotto mentre i soggetti erano sottoposti a risonanza magnetica funzionale (fMRI).
I risultati
I risultati comportamentali mostrano come non emergano differenze tra i due gruppi in termini di lunghezza della frase, numero di unità proposizionali e tassi di disfluenza. Allo stesso modo, entrambi i gruppi appaiono abili nel portare a termine il compito di rime e decisione categoriale come compito singolo. Soggetti con balbuzie e partecipanti di controllo mostrano inoltre una riduzione prestazionale al doppio compito, rispetto alle condizioni di compito singolo.
Emergono invece interessanti dissociazioni tra balbuzienti e non nei compiti di rima e decisione categoriale in termini di accuratezza in situazione di doppio compito. In particolare, i soggetti balbuzienti (ma non quelli di controllo) mostrano un declino altamente significativo nella loro accuratezza ritmica durante le fasi di generazione e articolazione.
Per entrambi i gruppi, l’accuratezza del compito di decisione categoriale appare significativamente ridotto durante la generazione di frasi. In generale, i soggetti con balbuzie si mostrano meno abili rispetto al gruppo di controllo nel mantenere alti livelli di prestazione nella generazione e produzione di frasi da una parte e i compiti di decisione dall’altra.
I dati fMRI mostrano come, durante il compito singolo di pianificazione della frase, i soggetti di controllo abbiano un aumento di attivazione in aree corticali associate alla pianificazione motoria e semantica (area motoria supplementare sinistra, corteccia parietale posteriore e cerebellare). I soggetti con balbuzie, mostrano attivazioni addizionali anche a livello pre-articolatorio, in aree quali la corteccia prefrontale bilaterale, compresa l’area sinistra di Broca. In condizioni di doppio compito, invece, quando ai soggetti viene richiesto di pianificare la frase durante compiti di rima o decisione categoriale, il gruppo di controllo mostra un pattern di attivazione paragonabile alla condizione di singolo compito, con un aumento di attivazione a livello premotorio (durante il doppio compito di rima) e della corteccia cingolata anteriore (durante il doppio compito di categorizzazione).
I soggetti con balbuzie mostrano attivazioni maggiori in aree corticali connesse alla pianificazione e all’esecuzione motoria (corteccia frontale media e inferiore sinistra, corteccia premotoria e cervelletto). Tali attivazioni suggeriscono come i soggetti con balbuzie attivino aree coinvolte nel controllo motorio del discorso sia durante la preparazione di frasi, sia durante la loro articolazione, sottolineando come in entrambi i compiti vengano reclutati sistemi neurali simili.
Tale sovrapposizione di risorse neurali per la generazione e articolazione di frasi potrebbe fornire una spiegazione per la marcata suscettibilità dei soggetti con balbuzie all’interferenza tra il discorso e il processing cognitivo concorrente.
I risultati di questo studio suggeriscono come le persone con balbuzie abbiamo bisogno di maggior capacità di processing per generare e articolare una frase, rispetto alle persone normo-fluenti. In particolare, nell’esperimento di produzione immediata, il quantitativo di pianificazione semantica sembra essere uno dei parametri che i soggetti con balbuzie possono usare per ridurre le richieste di processing.
D’altra parte, nell’esperimento di produzione ritardata emerge come le persone che balbettano possano alternativamente mantenere il contenuto proposizionale del loro discorso riducendo il quantitativo di processing richiesto da un compito secondario.