Mio figlio balbetta: e adesso?.  Il timore che possa non essere un fenomeno passeggero crea subito ansia nei genitori. E nei bambini. Ecco quali sono le reazioni dei genitori quando compare la balbuzie e cosa è bene fare.

1. «Mio figlio balbetta». Non sei da sola    

No, non sei da sola. Una ricerca del 2009  condotta dal Dottor Italo Farnetani e da altri 119 pediatri, ha stimato che in Italia circa 150.000 tra bambini e ragazzi balbettano*. Quindi, almeno altrettanti genitori che vivono le tue stesse preoccupazioni.

È vero che indipendentemente dall’intensità e dalle tipologie di manifestazioni  la sola presenza della balbuzie ha un impatto importante sui genitori.

Se tuo figlio ha difficoltà comunicative o relazionali (vale per qualsiasi difficoltà minore possa incontrare), l’impatto emotivo è fortissimo. Incertezza, preoccupazione, frustrazione senso di colpa rischiano di farla da padrone.

È normale. Ti trovi ad affrontare all’improvviso una situazione inattesa, non usuale. Tuo figlio all’improvviso balbetta e tu non sai come reagire, a chi rivolgerti, cosa fare.

2. «Mio figlio balbetta» Sai come riconoscere i primi segnali?  

Di solito la balbuzie compare tra i 2 e i 3 anni di vita, ma non sempre viene riconosciuta immediatamente.

Il motivo è semplice.

Spesso, la balbuzie non è distinguibile dai primi stadi di acquisizione del linguaggio, naturalmente caratterizzati da inceppamenti ed incertezze.

Inoltre, le manifestazioni della balbuzie sono tantissime e cambiano da bambino a bambino. La balbuzie non è solo la ripetizione di sillabe e parole. Può essere un silenzio, una pausa in mezzo al discorso, un comportamento particolare, un movimento incontrollato.

3. «Mio figlio balbetta!» Sì, ma non è colpa tua!

Quando i tentennamenti non scompaiono spontaneamente entro i 6 anni, come avviene nella maggior parte dei bambini, nel genitore cresce la consapevolezza: «Mio figlio balbetta!».

A questo punto, purtroppo, il senso di colpa è senz’altro il vissuto più comune. Da una parte, il genitore si sente responsabile per non aver identificato e riconosciuto subito il problema.

Dall’altra, la malfondata convinzione che la balbuzie sia originata da traumi infantili induce il genitore a sentirsi la causa.  «É colpa nostra? Cosa abbiamo sbagliato?», sono le domande più comuni e diffuse.

Le ricerche scientifiche degli ultimi anni hanno dimostrato che i comportamenti dei genitori non sono l’origine della balbuzie.

La balbuzie, non è un problema di origine psicologica, e non deriva da uno stato emotivo alterato (ansia, agitazione, timidezza).

4. «Mio figlio balbetta» Le emozioni dei genitori (da eliminare)

Se provi tristezza, frustrazione e impotenza, sappi che è normale.  A volte, inutile negarlo, i genitori sono i primi ad avere difficoltà a comprendere quello che il figlio vuole dire.

La fatica fisica e mentale vissuta da chi balbetta si riflette anche sui genitori. È un circolo vizioso che va spezzato.

Senza contare che, sulla difficoltà oggettiva, si innesta un’altra preoccupazione. «La balbuzie può influenzare negativamente il futuro di mio figlio/a?»

La speranza che i figli possano condurre una vita serena si scontra con la preoccupazione che la balbuzie rappresenti un ostacolo al pieno sviluppo personale, sociale e lavorativo.

«Se mio figlio balbetta e io fatico a comprenderlo, come potrà esprimersi con gli altri?». Il timore dell’esclusione sociale, del bullismo e della discriminazione è dietro l’angolo.

Sappi però che difficoltà di chi balbetta non sono eterne: sulla balbuzie si può intervenire in modo efficace.

Superato (o meno) l’impatto emotivo iniziale, devi andare oltre, per capire come aiutarlo/a, comprendendo quali sono i trattamenti più efficaci al momento.

Mantieni la calma. L’ansia dei genitori aumenta nei bambini la pressione comunicativa. Invece, trasmetti a tuo figlio/a la certezza che questa fatica può essere superata.

5. Non dare retta ai luoghi comuni

Ad alimentare queste paure vi è l’idea diffusa che con la balbuzie si debba convivere per sempre.

Sono luoghi comuni, convinzioni di un passato (ormai superato) in cui non esistevano trattamenti efficaci, che dipingevano la balbuzie come quello che non è: un fenomeno duraturo e destinato a peggiorare nel tempo.

6. «Mio figlio balbetta». Conosci e affronta insieme a lui questa fatica

Ti sei mai chiesta: «Mio figlio balbetta, come posso comprenderlo? »

Anche se la balbuzie è un fenomeno poco conosciuto, soprattutto a causa della scarsità di fonti affidabili e della diffusione di falsi miti, sappi che, come in qualsiasi altro ambito, conoscere il fenomeno è il primo passo per non allarmarsi.

Alcuni studi condotti hanno evidenziato come la balbuzie abbia un impatto minore sui genitori  che hanno già avuto esperienze in precedenza. Ad esempio, nel caso di fratelli che soffrono entrambi di balbuzie.

Esperienze simili vengono riportate da quei genitori che soffrono o hanno sofferto di balbuzie. Essi si descrivono come meno preoccupati nel caso in cui anche il proprio figlio balbetti.

Aver provato la stessa fatica, permette spesso una maggiore empatia e una migliore condivisione dei problemi.

Nel caso della balbuzie, poi, dialogare con educatori e insegnanti permette di monitorare le fatiche del bambino nel suo contesto sociale.

Solo così, è possibile comprendere quanto la balbuzie sia limitante per il bambino e quale sia l’effettivo impatto sulla sua vita.

 

Superare la balbuzie si può. Vivavoce Institute, centro specializzato nel trattamento rieducativo della balbuzie, utilizza un Metodo scientificamente dimostrato (MRM-S). Scopri di più sul metodo, ascolta le testimonianze di chi l’ha provato e contattaci per maggiori informazioni.

 

Fonti

*Fonte AdnKronos, http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnSalute/2009/08/03/Medicina/pediatria-150-mila-bimbi-italiani-balbettano-fino-a-6-anni-nessun-allarme_131857.php

Armstrong E,, O’Malley Keighran M, Collins P & Clare C (2014), A Qualitative Exploration of Maternal Perspectives on the Impact of Stuttering on the lives of 6–10-year-old childrenJournal of Clinical Speech and Language Studies, 21, pp.41-62.

Plexico, L,W. & Burrus E (2012), Coping with a child who stutters: A phenomenological analysis, Journal of Fluency Disorders, 37, pp. 275–288.

Redazione Vivavoce

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La Redazione Vivavoce è un team di professionisti nel campo della fisioterapia, della psicologia e della neuropsicologia, che mettono scienza ed esperienza alla portata di tutti. Fare il punto sulla voce a 360 gradi, informando, educando e sensibilizzando: questo è il cuore di VivavoceFocus.

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