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I DSA sono una malattia? Influiscono anche in ambiti diversi dalla scuola? Cos’è il PDP e cosa comporta?

Abbiamo raccolto alcune fra le domande più frequenti dei genitori di bambini e ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento: le risposte di Martina Tramontano, psicologa e psicoterapeuta del Centro Medico Vivavoce.

1. Si può “guarire da un disturbo specifico dell’apprendimento?

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) non possono essere definiti come una malattia. Quindi parlare di guarigione non è propriamente corretto.

I DSA sono infatti delle difficoltà specifiche nella lettura, nella scrittura e nel calcolo. I soggetti che presentano disturbi specifici dell’apprendimento hanno, però, un’intelligenza nella norma.

L’evolversi di queste difficoltà e l’impatto che queste possono avere sulla vita del bambino o del ragazzo dipendono da diversi fattori.

Il primo tra tutti è la tempestività della diagnosi.

È molto importante diagnosticare il problema fin dalla scuola primaria. Prima viene diagnosticato il DSA, prima potrà essere messo in atto un intervento sia di tipo riabilitativo sia di tipo didattico. Questo si traduce, cioè, in un percorso di potenziamento dell’apprendimento da parte di professionisti specializzati e in adeguamento della didattica in base alle caratteristiche studente.

La diagnosi e l’intervento riabilitativo avranno una ricaduta importante anche sull’aspetto psicologico.

Il bambino potrà infatti ridurre i vissuti di fallimento rispetto all’ambito scolastico (brutti voti, la percezione di non riuscire come gli altri, per citarne alcuni) e le pressioni dell’adulto (per esempio i rimproveri sul fatto che non si impegna e che deve studiare di più), imparando a compensare le sue difficoltà.

Al contrario, una diagnosi tardiva potrebbe esporlo a situazioni di fatica nello studio e a conseguenti risultati negativi e pensieri autosvalutativi come: «Non sono capace, non riesco come gli altri». A lungo termine questo potrebbe portare il ragazzo a creare un’idea negativa legata allo studio e una minor autostima.

I disturbi di grado lieve possono essere compensati in maniera autonoma da parte del bambino o ragazzo nella crescita fino a risultare impercettibili.

Una leggera dislessia o difficoltà di apprendimento mnemonico, o la discalculia, al di fuori dell’ambito scolastico, potrebbero risultare meno evidenti e compensate in autonomia. Un esempio tipico di questo: «Se faccio fatica con i numeri, posso usare la calcolatrice del telefono, e avrò meno occasioni di dover memorizzare nozioni o di dover leggere in pubblico lunghi testi. Ma posso comunque leggere per me o appuntarmi le nozioni mnemoniche come i numeri di telefono».

2. Un bambino con DSA può avere difficoltà anche in ambiti diversi dalla scuola?

I disturbi legati all’apprendimento hanno un’influenza maggiore in un ambiente scolastico, dove sono richieste capacità di letto-scrittura, calcolo, memorizzazione e prestazioni da effettuare in tempi limitati e definiti.

Fuori dal contesto scolastico, i ragazzi possono riportare fatica nell’organizzazione in generale, nelle attività non scolastiche o nella stima del tempo impiegato per svolgerle. Per esempio, preparare la borsa di calcio o organizzare il materiale per le lezioni di musica. Oppure definire quanto tempo ci mettono per prepararsi per uscire o quanto tempo necessitano tra un impegno e un altro.

Grazie all’uso di piccole strategie e accortezze, i bambini e i ragazzi con DSA possono imparare nel corso del tempo a gestirsi in maniera autonoma, con l’aiuto di calendari, sveglie o diari.

I ragazzi che hanno anche una disprassia in relazione alla disgrafia può essere che abbiano qualche difficoltà nella motricità fine, come esempio.

Avere un disturbo dell’apprendimento non comporta fatiche a livello relazionale e sociale, a meno che non ci siano conseguenze psicologiche derivate da una diagnosi tardiva o mal gestita. In questo caso, potrebbero subentrare perdita di autostima, sentimenti di inadeguatezza o di disvalore.

Leggi anche Dsa, disturbi specifici dell’apprendimento: cosa sono?

3. Perché un concetto che pare acquisito da un bambino con DSA a volte sembra “sparire” dai suoi apprendimenti?

I bambini e i ragazzi con DSA hanno una difficoltà nell’automatizzare alcune procedure, per esempio le regole grammaticali o matematiche. Quindi ogni volta che si approcciano a un compito è come fosse la prima.

I genitori dovrebbero tenere a mente questo aspetto, così da considerarlo non una dimenticanza o una disattenzione, ma un aspetto intrinseco nel disturbo.

In questo modo, possono anche modificare e adeguare le loro aspettative e le richieste sullo studio.

I bambini e i ragazzi con DSA possono avvalersi di strategie e strumenti come calcolatrice, formulari, tabelle dei verbi, per compensare questa difficoltà. L’uso di questi strumenti deve essere letto dall’adulto come essenziale ed equivalente all’apprendimento senza ausili.

Per un bambino o un ragazzo con DSA, questi strumenti sono l’equivalente degli occhiali per un miope. Non utilizzarli sarebbe un dispendio di energie, oltre che controproducente, sia in termini scolastici sia in termini psicologici.

4. Cos’è un PDP (Piano Didattico Personalizzato)?

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) è un documento redatto dal consiglio di classe per un bambino o un ragazzo con diagnosi di DSA.

Tale documento è creato sulla base della valutazione effettuata da un’équipe certificata che ha diagnosticato il DSA (l’équipe è formata, per legge, da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo e un logopedista).

Nella diagnosi viene indicato il tipo di disturbo, la sua intensità e vengono fornite alcune indicazioni a livello didattico, sulle quali il consiglio di classe può creare il PDP.

La funzione di questo documento è condividere la diagnosi e le caratteristiche specifiche delle difficoltà emerse, e stilare una serie di misure compensative e dispensative a cui il bambino o il ragazzo hanno diritto in ambito scolastico.

Questo documento viene condiviso con la famiglia e il bambino o il ragazzo. Fondamentale è che anche il bambino o il ragazzo conoscano bene cosa vi è scritto, in modo da aver chiaro i suoi doveri e i diritti (ossia cosa ha a disposizione e cosa no).

I bambini e i ragazzi con un PDP dovranno raggiungere gli stessi obiettivi formativi dei compagni.

Diverso invece è il Piano Educativo Individualizzato (PEI), documento nel quale gli obiettivi formativi per l’anno scolastico possono essere diversi dal resto della classe.

Tale documento solitamente viene riaggiornato ogni anno.

Leggi anche Scuola a casa: come posso aiutare mio figlio con DSA?

5. Cosa sono le misure dispensative e compensative di cui si parla nel PDP?

Le misure dispensative e compensative sono le misure cui il bambino o ragazzo con diagnosi di DSA può ricorrere. Sono esplicitate all’interno del documento PDP.

  • Le misure compensative sono gli accorgimenti e strumenti che il soggetto può utilizzare per compensare le sue fatiche di apprendimento in modo da poter raggiungere gli stessi risultati di chi non ha tali difficolta. Tra questi vi sono l’uso del pc, della sintesi vocale, delle mappe concettuali, ecc…
  • Le misure dispensative sono i compiti o le prestazioni da cui il ragazzo è dispensato, per cui non verrà valutato negativamente il non adempimento di queste. Per esempio: lettura ad alta voce, studio memonico, ecc…

Queste misure sono un diritto del bambino o ragazzo.

Talvolta il bambino o ragazzo può crearsi delle proprie idee su queste misure («Mi vergogno ad usare il pc», «Sono l’unico con le mappe», ecc) che possono influenzare la sua disponibilità a usarle e di conseguenza l’andamento scolastico, creando un circolo vizioso che ricade poi sulla sua autostima.

Nel caso il genitore osservi un rifiuto nell’utilizzo di queste strategie – con conseguenze in termini prestazionali ed emotivi – è bene che apra il dialogo su questo aspetto, aiutandolo a guardare a queste misure come strumenti per raggiungere gli stessi obiettivi dei compagni (Una risposta tipo: «Le mappe sono come i tuoi occhiali: usarle non vuol dire che sei meno intelligente, ma che ti servono “per vedere” come gli altri. Le mappe possono aiutarti nello studio come possono aiutare gli altri»).

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Martina Tramontano

Martina Tramontano

Psicologa Clinica e Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia Clinica presso l’U.C.S.C. di Milano, è specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale. Ha frequentato un Master di II livello in DSA presso l’Istituto Galton di Milano e ha conseguito il Primary Certificate in Terapia cognitivo comportamentale dei Disturbi dell’alimentazione (CBT-E).

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