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Cosa fare quando un bambino appare troppo timido? Laura Ranzini, psicologa del Centro Medico Vivavoce, ci aiuta a capire cosa può nascondere dietro la timidezza dei bambini e come genitori e adulti possono aiutare i più piccoli quando un’eccessiva timidezza può essere un campanello d’allarme. 

La timidezza nei bambini

Tutti noi nasciamo con un certo temperamento e le caratteristiche di ognuno non sono giuste o sbagliate, buone o cattive, semplicemente ognuno ha le proprie. La timidezza è una caratteristica molto frequente nei bambini, un aspetto per il quale talvolta i genitori possono sentirsi preoccupati ma che non è necessariamente un aspetto problematico: alcuni bambini nascono più estroversi e loquaci, altri più timidi e riservati. I bambini hanno i loro tempi e alcuni possono impiegare di più ad aprirsi e in questo non c’è nulla di sbagliato.

Non bisogna allarmarsi se un bambino è timido ma non ha problematiche comportamentali, se con il tempo instaura buone relazioni, se ha amicizie con i pari, se non ha pensieri negativi su di sé. La timidezza sarà un suo tratto caratteriale e non la spia che indica la presenza di problemi.

Come aiutare un bambino timido

In questi casi quindi possiamo supportare il bambino per aiutarlo a tirare fuori le sue risorse senza però entrare in stato di allarme: non etichettiamo i bambini come timidi, non diventiamo eccessivamente controllanti dando troppa attenzione ai comportamenti di chiusura poiché questo porterebbe il bambino a provare ulteriore imbarazzo e vergogna e a essere ancora più in difficoltà.

Inoltre è importante che non lo si forzi a parlare e che non si facciano paragoni con i pari o con i fratelli. Possiamo invece aiutarlo spiegandogli come comportarsi quando si fa una nuova conoscenza, facendolo gradualmente esporre a contesti sociali e rinforzandolo quando avrà un comportamento maggiormente aperto e rilassato.

Quando un bambino troppo timido può nascondere un problema?

Vi sono però dei casi in cui un’eccessiva timidezza può essere un campanello di allarme cui prestare attenzione. Come fare a discriminare se la timidezza è problematica?

Dietro alla timidezza eccessiva possono celarsi diverse difficoltà quali ansia sociale (ovvero il timore e la preoccupazione di esporsi in contesti sociali poiché si teme il giudizio altrui), bassa autostima o deflessione del tono dell’umore.

Ecco alcune situazioni che potrebbero celare una difficoltà specifica:

  • Il bambino evita attivamente la compagnia altrui, è scarsamente responsivo alle iniziative sociali dei coetanei e presenta deficit comportamentali nel fare e mantenere amicizie;
  • Ha paura delle interazioni poiché pensa di non avere nulla di interessante da dire e di non essere simpatico;
  • Il bambino pur avendo sempre avuto buone relazioni con i coetanei inizia ad apparire timido, poco interessato alle occasioni di gioco e condivisione;
  • Vuole sempre essere accompagnato da un adulto e piange o si mostra molto agitato se questo non può avvenire.

Qualora fossero presenti tali difficoltà potrebbe essere utile fornire ascolto al bambino cercando di capire cosa lo preoccupa e che emozioni prova.

Il primo passo è quello di accettare che nostro figlio possa avere delle fragilità che potrebbero beneficiare del supporto da parte di uno specialista. Ricordiamoci infatti che avere delle fragilità non è una sconfitta, non è colpa di nessuno e che dalla fragilità possono emergere grandissime risorse.

Photo by David French on Unsplash

Laura Ranzini

Laura Ranzini

Psicologa e Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia Sperimentale e Neuroscienze Cognitive presso l’Università degli Studi di Pavia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale alla scuola di specializzazione Studi Cognitivi di Milano. È consulente sessuale (titolo A.I.S.P.) ha conseguito il Primary Certificate in Terapia cognitivo comportamentale dei Disturbi dell’alimentazione (CBT-E).

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