Alcuni contenuti o funzionalità qui non sono disponibili a causa delle tue preferenze sui cookie!

Ciò accade perché la funzionalità / il contenuto contrassegnati come “Facebook Pixel [noscript]”
utilizza i cookie che hai scelto di mantenere disabilitato. Per visualizzare questo contenuto o utilizzare questa funzionalità, si prega di abilitare i cookie: clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.


L’importanza della comunicazione per l’uomo fa si che le difficoltà comunicative legate alla balbuzie non si limitino a essere un disturbo del linguaggio a base neurologica, ma che esse generino un vero e proprio condizionamento delle relazioni sociali. Numerosi studi hanno mostrato come la presenza di pregiudizi e preconcetti nei confronti di chi balbetta abbia una grande influenza in differenti contesti, siano essi di cura, lavorativi o domestici. Tuttavia, nonostante sia grande la quantità di ricerche che si è concentrata sull’impatto sociale di questo fenomeno negli adulti, alcune ricerche più recenti hanno mostrato che il riconoscimento e la genesi di attitudini negative verso la balbuzie possano vedere le loro origini già tra i bambini in tenera età.

Riconoscere, distinguere, classificare

Già in età prescolare (2-5 anni), i bambini tendono a formare una rappresentazione di sé alla luce delle loro abilità verbali. Si è osservato come i bambini che soffrono di balbuzie siano in grado di riconoscere le loro difficoltà e manifestino una minor propensione a comunicare rispetto ai loro coetanei che non ne soffrono. Già durante la scuola dell’infanzia, i bambini sono in grado di riconoscere su di sé e negli altri le abilità verbali necessarie a un confronto tra pari. La consapevolezza di queste differenze è parte di un naturale processo, che consente ai bambini di riconoscere e catalogare oggetti e persone attorno a loro grazie alle loro caratteristiche. Assieme alla capacità di catalogare ciò che li circonda, tra i 4 e i 6 anni, i bambini imparano ad utilizzare i pregiudizi come forma di classificazione semplificata.  Ciò non significa che a questa età abbiano già sviluppato opinioni e preconcetti, ma piuttosto che, per descrivere chi li circonda, si basino sulle iniziali sensazioni di fastidio, paura o rifiuto generate dall’impatto con chi è diverso da loro, adulto o coetaneo che sia. D’altra parte, l’essere oggetto di questi “pregiudizi” può produrre sgomento, fastidio e disagio.

Le ripercussioni sociali della balbuzie nei bambini

All’interno dello sviluppo sociale dei bambini queste discriminazioni possono ramificarsi fino a comporsi in un vero e proprio stigma verso di sé, che si riflette negativamente sia nella loro percezione di sé in relazione con gli altri, sia nel loro benessere in generale a causa di frequenti ritiri o sottrazioni da scambi comunicativi. Ricevere risposte negative o di esplicita sorpresa da parte degli altri bambini che non balbettano può portare ad un minore coinvolgimento nel gioco, nella partecipazione alla recita di scenette, nella risoluzione di conflitti e nelle discussioni legate alla risoluzione di problemi. Queste conseguenze hanno mostrato di essere resistenti nel tempo e di persistere fino all’adolescenza con maggiori probabilità di essere meno ricercati dai pari, di non essere inclusi nelle attività di gruppo, o peggio, di essere vittima di bullismo.

Tuttavia, le ricerche mostrano anche che, nonostante i bambini siano in grado di percepire la difficoltà e riconoscano la balbuzie come qualcosa di non desiderabile, ciò non influenza la loro disponibilità e il desiderio di interagire e giocare con un bambino loro coetaneo che ne soffre. Fin dalla scuola dell’infanzia e nei primi anni della scuola primaria, i bambini rivelano già di percepire la differenza tra la malattia, vissuta negativamente, e la balbuzie. La difficoltà del bambino nell’interagire con un suo coetaneo che balbetta, quindi, risiede più semplicemente nell’incapacità di rispondere in modo appropriato a una situazione che non conosce.

L’intervento degli adulti

Riconoscere la fatica dei bambini in età prescolare nell’interagire con i loro pari che soffrono di balbuzie, piuttosto che confonderla con “cattiveria” nei loro confronti, apre molti sentieri all’intervento degli adulti, genitori e insegnanti, che possono correggere risposte inadeguate ed evitare la nascita e la strutturazione di pregiudizi. L’intervento dell’adulto in questi primi scambi rappresenta una risorsa importante per sviluppare, fin dalla prima infanzia, una maggiore sensibilità, condizione necessaria per arginare l’evoluzione del senso di esclusione sociale e prevenire la discriminazione.

Luca Bailo

Luca Bailo

Psicologo Clinico

Ha frequentato l’Università degli studi di Milano Bicocca laureandosi in Scienze tecniche psicologiche e, successivamente, in Psicologia clinica. Ha proseguito la carriera accademica conseguendo un Dottorato di ricerca in Psicologia cognitiva. Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Lombardia, con un’équipe di psicologi ha dato vita al Progetto Duos, che offre servizi di supporto psicologico rivolti a individui, coppie e famiglie, attraverso percorsi di consulenza e cura finalizzati al superamento di momenti di crisi.

Questo sito utilizza cookie tecnici sul dispositivo, analytics e di terze parti. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.. Cookie Policy