Perché la balbuzie è una tra le cause più frequenti di bullismo. Rappresenta una diversità: una condizione di difficoltà per chi ne soffre, un motivo di scherno per chi vuole mostrare il proprio potere, come il bullo.

Abbiamo chiesto a Ivano Zoppi, presidente di Pepita Onlus e responsabile operativo del CO.NA.CY. (Coordinamento Nazionale del Cyberbullismo) di spiegarci il fenomeno e perché ha partecipato con il Vivavoce Institute alla ideazione di una campagna di sensibilizzazione su balbuzie e bullismo.

«Il bullo è un ragazzino di per sé arrabbiato che per non esporre la propria debolezza reagisce con aggressività per mettere una distanza con l’altro e dimostrasti subito più forte. Quando trova la vittima che meglio identifica lo stereotipo di fragilità, attacca. Il bullismo può manifestarsi fisicamente quando sfocia in un atto di violenza fisica oppure può nutrirsi di una violenza psicologica più sottile che isola, con il compiacimento dei compagni da cui riesce a farsi seguire, la sua vittima. In questo secondo caso si tratta di una forma di bullismo verbale che mina fortemente l’autostima della vittima con insulti e derisioni costanti e ripetute per metterlo in ridicolo.

Pensiamo allora a come un bambino o un adolescente che balbetta, che impiega secondi interi per pronunciare il proprio nome o presentarsi in classe il primo giorno di scuola, possa sentirsi. Già riconosce di essere inadeguato nell’affrontare serenamente alcuni compiti che gli insegnanti possono affidargli: un’interrogazione orale, un’esposizione di una ricerca di gruppo, la scelta dei compagni per una gara a squadre.

E allora mentre approfondiamo il tema della balbuzie, entriamo nel mondo di tanti bambini e ragazzi che subiscono continue prevaricazioni e non hanno sempre gli strumenti per raccontarlo.

La nostra campagna, Libera la voce. Anche TU, vuole fare molto di più che sensibilizzare il pubblico, di genitori, insegnanti, educatori e ragazzi, sulla balbuzie come fatica, sul problema per chi ne soffre. Vuole andare oltre, proponendo in chiave positiva che qualunque difficoltà può essere risolta con l’aiuto dell’altro. La comunità, la famiglia prima, la scuola poi, ha bisogno di essere educata all’ascolto attivo, all’attenzione paziente, che non giudica e porge la mano in un tempo adeguato. Abbiamo tutti da imparare da questo video. Non solo i bambini. Non solo i ragazzi. L’autostima va coltivata e nei minori dipende da noi adulti. Per una volta, rendiamo virale qualcosa che fa bene a tutti. Uniamo le forze e… condividiamo».

Il video è stato realizzato da Dajko Comunicazione, parte di Collettivo virale.

Redazione Vivavoce

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