BALBUZIE
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La balbuzie, secondo il pensiero comune, è ancora oggi associata ad esperienze traumatiche vissute in ambito familiare, anche se l’ipotesi è da tempo confutata in ambito scientifico.
Infatti, quando emerge durante l’infanzia, i genitori tendono ad andare alla ricerca di un evento traumatico (il cosiddetto “trauma infantile”), nella storia familiare, che possa esserne la causa, ad esempio: separazione dei genitori, aspettative troppo elevate o anche un rimprovero troppo severo.
Questo pensiero è così radicato che i genitori possono arrivare a convincersi che siano i loro comportamenti la causa della balbuzie.
È necessario quindi fare chiarezza su questo punto:
Appare chiaro che nessuno degli episodi citati all’inizio (divorzio, rimproveri, …) risponde a questi criteri. Eventi traumatici – secondo la definizione appena riportata – sono invece aggressioni fisiche, maltrattamenti o abusi, rapimenti o situazioni di particolare stress emotivo, come disastri naturali o incidenti.
Un evento di questo tipo può avere gravi conseguenze sul piano emotivo e cognitivo (ad esempio, il disturbo da stress post-traumatico).
Nel caso in cui la balbuzie emerga dopo un evento traumatico, si parla di balbuzie psicogena o da trauma, che è a sua volta un sottotipo di quella che si definisce balbuzie acquisita.
La balbuzie acquisita non ha un’origine evolutiva e si sviluppa in un individuo che non ha sempre balbettato. È legata a un momento specifico, prima del quale non c’era alcun problema di fluenza.
Essa comprende:
È bene chiarire che questi tipi di balbuzie rappresentano comunque una minoranza.
Nella maggior parte dei casi essa emerge spontaneamente durante l’infanzia (tra i 2 e i 4 anni di età), in un periodo fondamentale per lo sviluppo delle funzioni cognitive superiori, tra cui il linguaggio. È durante questi anni che le lievi anomalie cerebrali, riscontrate nelle persone che balbettano, entrano in gioco, causando la manifestazione del disturbo.
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