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Ragazzi in quarantena: in questo mese le loro abitudini sono state stravolte e con esse i comportamenti. Ma quando questo cambiamento è la normale conseguenza dello sconvolgimento emotivo dovuto alla reclusione forzata e quando, invece, può preoccupare?

Giada Sera, Psicologa e Psicoterapeuta del Centro Medico Vivavoce risponde alle domande dei genitori.

Come accettare e far accettare questa reclusione? 

Il primo passo è avere la consapevolezza che questa situazione – in cui dobbiamo stare in casa, vengono meno le relazioni sociali e tutte le nostre abitudini – porta innanzi tutto noi adulti ad uno sconvolgimento emotivo.

In questi giorni, anche io genitore posso essere più agitato, più arrabbiato o più triste di prima.

Avendo in mente questo cambiamento emotivo, sarò sicuramente agevolato nel comprendere i cambiamenti di mio figlio, e quindi anche a modificare le aspettative o le richieste sia verso di lui, sia verso di me.

Fatto questo primo passo, potrò aiutare il ragazzo a fare lo stesso: riconoscere che è un momento difficile, comprendere, contestualizzare e accettare quello che prova e di conseguenza i sui cambiamenti (ad esempio il fatto che ha meno vogli di fare, mangia di più, dorme meno ecc..).

Il comportamento di mio figlio mi preoccupa. Cosa posso fare?

In questo momento non è solo importante osservare se mio figlio adotta un comportamento più o meno preoccupante, ma anche capire se e come questo comportamento è cambiato rispetto alla situazione precedente all’emergenza sanitaria.

Il cambiamento può avvenire in due modi.

  1. Nel primo caso vi è un cambiamento radicale di alcuni comportamenti.
  • Ad esempio, era un ragazzo molto attivo e sportivo, ora noto che è più silenzioso e non si allena a casa.
  • Oppure, non ha mai fatto fatica con il cibo, ha sempre mangiato durante i pasti, e invece in questi giorni sembra pasticciare di più.
  • O ancora, solitamente è un ragazzo preciso e puntuale, ma in questi giorni sembra rimandare di più quello che deve fare (ad esempio “Pulisco dopo”, “Faccio i compiti dopo”, “Mi alleno più tardi”).

2. Nel secondo caso, invece, accade che la tendenza ad un determinato si amplificata molto, e si irrigidisce.

  • Ad esempio, mio figlio in questi anni è sempre stato irascibile, ma ora non gli si può proprio dire nulla.
  • Oppure ha sempre passato tanto tempo sul divano o ai videogiochi, ma in questo periodo sembra fare solo questo.
  • O magari è sempre stato silenzioso e solitario, ma in questo periodo lo è particolarmente.

Quando un comportamento diventa “problematico”?

Per i ragazzi in quarantena, questi comportamenti diversi dal solito possono essere la normale manifestazione di un’emozione. Quindi assolutamente comprensibili in questo momento. Anche noi adulti possiamo sentirci più irascibili, più affamati o inappetenti o apatici.

Quando, allora, bisogna attenzionare il ragazzo in maniera diversa?

La bussola che può orientarci deve essere muoversi su tre assi:

  1. La durata. Questo cambiamento perdura nel tempo? Percepisco, cioè, che persista nonostante passi il tempo? Potrebbe essere indicativo, ad esempio, se tale aspetto durerà anche quando finalmente potremo riacquistare pian piano le nostre autonomie. Se, nonostante la ripresa di piccole attività mio non manifesterà entusiasmo o comunque una tendenza, seppur graduale, a ritornare alle sue vecchie abitudini o ai suoi vecchi comportamenti, potrebbe essere indice di un disagio da tenere in considerazione.
  1. L’ intensità. Noto che il comportamento di mio figlio tende ad irrigidirsi? Aumentare di intensità tanto da comportare piccole difficoltà anche in famiglia? Ad esempio, diventa così intrattabile da litigare molto di più con i fratelli e non parlarci per molto tempo? Oppure mangia molto di più e manifesta mal di stomaco o disturbi digestivi?  O ancora, non dorme tanto da svegliarsi la mattina molto stanco per seguire le lezioni?
  1. La compromissione. Questo nuovo atteggiamento o comportamento va a compromettere le relazioni sociali o la scuola? Questi sono infatti i due aspetti di vita fondamentali per un adolescente. Ad esempio, Mio figlio è diventato così solitario che non sente nessun amico nonostante sia sempre stato un ragazzo socievole? Oppure passa così tante ore sul pc da non fare i compiti e ricevere annotazioni negative?

Se il ragazzo riporta un cambiamento tale da portare una di queste caratteristiche potrebbe essere che ci sia uno stato emotivo molto alto, e quindi da prendere seriamente in considerazione.

Come mi devo comportare adesso?

L’obiettivo possiamo prefiggerci in questo momento non può essere non far provare emozioni di ansia o tristezza ai ragazzi in quarantena, o pretendere che non risentano di questo momento.

Sarebbe un obiettivo impossibile e irrealistico.

Quello che possiamo fare è renderci disponibile, una base sicura a cui ricorrere se il ragazzo si sente in difficoltà.

Come?

  • Parlargli, dicendogli che ci sembra di aver notato un comportamento diverso e normalizzarlo rispetto alla situazione attuale (che è difficile per tutti).
  • Validare le sue emozioni, magari condividendo anche le nostre (“Capisco che tu ti possa sentire cosi anche io mi sento più stanco e giù di morale, ma penso sia normale in questa situazione”).
  • Offrire la nostra disponibilità ad accoglierlo se ha bisogno (“Se hai bisogno sono qui, se posso aiutarti in qualche modo ci sono), senza obbligarlo a parlare nel caso in cui non sia pronto in quel momento.
  • Evitare consigli specifici su cosa fare. Facciamo attenzione a non cercare di imporre quello che è giusto per noi e a non dare consigli sulla base di ciò che è più utile a noi. Ad esempio, chiamare più amici o leggere di più, o fare più esercizio fisico, potrebbero essere modi che aiutano noi a gestire le emozioni ma magari non il ragazzo. E lui potrebbe vivere tutto come intrusivo e una forzatura. Possiamo invece dire che per noi è stato utile fare qualcosa, lasciando aperta la possibilità che lui, con i suoi tempi e modi, sperimenti ciò che lo fa stare meglio.

Se questa fatica perdura e il ragazzo vi riporta un disagio forte potrebbe essere utile un consulto con un esperto, anche a distanza. Ma potrebbe anche aiutare innanzi tutto i genitori a comprendere meglio la situazione, e in un secondo momento anche il ragazzo stesso. 

 

L’équipe multidisciplinare di specialisti del Centro Medico Vivavoce prende in cura bambini e adulti che soffrono di balbuzie, di problemi legati alla voce e al linguaggio, e alla sfera psicologica ed emotivo-comportamentale.

Se hai osservato un cambiamento nel tuo bambino o non comprendi alcuni comportamenti di tuo figlio. Se soffre di disturbi dell’attenzione o dell’apprendimento, Contattaci.

Per maggiori informazioni scrivi a info@vivavoceinstitute.com.

 

Foto: Freepik

Giada Sera

Giada Sera

Psicologa Clinica e Psicoterapeuta

Svolge attività di consulenza psicologica e psicoterapia, con una particolare esperienza nella terapia di adolescenti e giovani. Laureata in Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia, presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale. È consulente sessuale (titolo A.I.S.P.) e ha ottenuto un Master di II livello in Neuropsicologa presso l'U.C.S.C di Milano.

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