Le frequenti ripetizioni di sillabe da parte di un bambino, anche se per un breve periodo, tengono sulle spine e danno qualche pensiero.  Poi il tartagliamento sparisce, lasciando il posto solo a qualche pausa e, di tanto in tanto, a qualche bizzarro scambio di parole. Ma non sempre, questo è il momento escludere del tutto la balbuzie….

Una definizione che aiuta

La balbuzie non può essere esclusivamente ridotta alla ripetizione di alcuni suoni o al loro prolungamento all’inizio delle singole frasi. Come fenomeno soggettivo, è innanzi tutto altamente variabile da bambino a bambino. Ma ciò che la caratterizza in ogni caso, è un blocco, avvertito molto prima del tentativo di formulare una parola. E come tale, la balbuzie può consistere anche in strane esitazioni, pause e arresti prima e durante il discorso, variazioni nel ritmo dell’eloquio – come accelerazioni improvvise – o movimenti involontari e incontrollati – del collo, della bocca o degli occhi – come risultato del tentativo di forzare questo blocco.

Inoltre i bambini consapevoli avere difficoltà nel parlare, spesso fin dalla tenera età, elaborano strategie difensive fatte di rinunce, deleghe e fuga dalle situazioni in cui possono essere messi alla prova. Un esempio è quello della “balbuzie latente” (o covert stuttering), cioè il caso in cui, per nascondere la propria balbuzie, i bambini evitano alcune parole per loro difficili da pronunciare, sostituendole con altre, a volte in modo non del tutto appropriato. Non da ultimi, bisogna considerare i risvolti sulla sfera emotiva. Il bambino che balbetta e conosce già le parole su cui si bloccherà, nelle interazioni sociali sperimenta in anticipo l’ansia, la paura e l’imbarazzo, che possono a loro volta aumentare la frequenza e l’intensità della balbuzie. Frustrazione e nervosismo possono allora essere segno della sua fatica nell’esprimersi.

A cosa è bene prestare attenzione?

Conoscere tutte le possibili manifestazioni verbali e fisiche riconducibili alla balbuzie è il primo passo per poterla riconoscere e decidere consapevolmente di intraprendere un percorso riabilitativo. Oltre alla ripetizione di una parte della parola (co-co-co-come ti chiami?) o della parola stessa più volte (mi-mi-mi-mi chiamo Matteo), è utile porre attenzione a:

  • presenza di suoni su cui il bambino sembra bloccarsi, come se gli fosse impossibile arrivare a quelli successivi
  • mancata emissione del suono che dà inizio a una nuova frase, accompagnata da frustrazione e ansia
  • interruzione della comunicazione rinuncia da parte del bambino a dire ciò che voleva
  • manifestazione inaspettata e imprevista della balbuzie, che sembrava circoscritta ad alcune espressioni o situazioni specifiche
  • evitamento e sostituzione in modo non appropriato di alcuni vocaboli, utilizzo di giri di parole (c.d. circonlocuzione), oppure ricorso frequente a intercalari
  • mancanza di contatto oculare verso il suo interlocutore
  • perdita di il controllo di alcuni muscoli facciali e di altre parti del corpo
  • stanchezza e nervosismo dopo aver passato del tempo con altri bambini.
Redazione Vivavoce

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