Il variegato mondo della balbuzie influenza non solo chi balbetta, ma anche chi vive intorno al bambino, in primis la famiglia. Quando un figlio balbetta, al di là delle caratteristiche individuali e di tutte le sue mille sfaccettature (per esempio: entità, frequenza, gravità), la sola presenza della balbuzie può avere un impatto importante soprattutto sui genitori, che si trovano a dover gestire una situazione diversa da quella attesa (cioè un eloquio normale, paragonabile a quello degli altri bambini). Da qui, a cascata, possono insorgere paure e preoccupazioni, ansie e timori.

Se un figlio balbetta: paure, incertezze e sensi di colpa

Nel caso in cui la balbuzie emerga fin dalla più tenera età, essa può non venir immediatamente riconosciuta dalla famiglia perché non facilmente distinguibile dai primi stadi di acquisizione del linguaggio, anch’essi naturalmente caratterizzati da inceppamenti ed incertezze. Quando però il tentennamento non si esaurisce, regredendo spontaneamente come avviene negli altri bambini, nel genitore cresce piano piano la consapevolezza: «Mio figlio balbetta». A questo punto, può addirittura insorgere il senso di colpa per non aver identificato e riconosciuto prima il problema. D’altro canto, la malfondata convinzione che la balbuzie sia determinata da ansia, stress, o traumi porta molto spesso i genitori a sentirsi in qualche modo responsabili e a chiedersi: «Dove abbiamo sbagliato? Cosa abbiamo sbagliato? E’ colpa nostra?».

Quando il proprio figlio balbetta si innescano nel genitore tutta una serie di esperienze emotive legate non solo alla fatica della sua effettiva gestione, ma soprattutto alla preoccupazione che essa possa influenzarne negativamente la vita futura. Da una parte, in alcuni casi, il genitore può sentirsi effettivamente sopraffatto dalla gestione della balbuzie. La fatica, anche fisica, realmente vissuta in prima persona da chi balbetta, ha come controparte una fatica, anche mentale, del genitore, sotto molteplici punti di vista. A volte, inutile negarlo, anche una mamma o un papà possono sperimentare tristezza e frustrazione e riconoscere di aver bisogno di più pazienza; altre volte possono davvero fare fatica a comprendere quello che il figlio vuole dire. Se a questa fatica oggettiva si aggiunge l’errata convinzione che la balbuzie sia una condizione immutabile, sulla quale non si può intervenire, allora capiamo bene come nel genitore può facilmente emergere la preoccupazione di dover gestire una situazione delicata per una durata di tempo illimitata. E sentirsi completamente impotenti di fronte alla sofferenza del figlio.

D’altro canto, il luogo comune che dipinge la balbuzie destinata a durare (se non a peggiorare) nel tempo, può far scatenare nel genitore preoccupazioni sulla crescita e sul futuro del proprio figlio. La naturale speranza che i nostri figli possano condurre una vita serena, infatti, si scontra con la preoccupazione che la balbuzie possa invece rappresentare un ostacolo, un limite al loro pieno sviluppo personale, sociale e lavorativo, con importanti ricadute sulle qualità della loro vita. A volte può emergere la paura che il figlio che balbetta possa venire deriso, schernito, escluso o persino divenire vittima di bullismo. A questo punto, il genitore può sentirsi chiamato in causa in prima persona per gestire la situazione anche con parenti, amici e a scuola.

Tutte queste reazioni emotive, che spaziano dall’incertezza alla frustrazione, dalla preoccupazione al senso di colpa, sono completamente comprensibili considerando il punto di vista di un genitore che si trova ad affrontare una situazione nuova, inattesa e sconosciuta, quando un figlio balbetta. Una condizione, la balbuzie, sulla quale se ne sa poco, a causa sia della poca e cattiva informazione disponibile, sia della difficoltà di reperire fonti affidabili che possano affrontare, in maniera adeguata, il tema in tutte le sfaccettature.

Conoscere per comprendere

Alcune ricerche scientifiche ci raccontano come la balbuzie possa avere un impatto minore sui genitori che ne hanno già avuto esperienza diretta, rispetto a quelli che per la prima volta si ritrovano catapultati in questo mondo. Per esempio, la presenza di un altro figlio con balbuzie consente un minor livello di stress e preoccupazione nella gestione del secondo figlio con balbuzie. Esperienze simili vengono riportate da quei genitori che hanno sofferto essi stessi di balbuzie, che si descrivono come meno preoccupati nella gestione della balbuzie del proprio figlio.

Come in qualsiasi altro ambito della nostra vita, avere una conoscenza (diretta o informata) sulle caratteristiche del fenomeno che dobbiamo affrontare, può aiutarci nella sua gestione. Proprio per questo motivo, a volte i genitori auspicano un intervento da parte degli insegnanti per spiegare la balbuzie a scuola, per far sì che anche i compagni vengano messi a conoscenza.

Per quanto riguarda la balbuzie, purtroppo, diffusi luoghi comuni ed errate convinzioni la dipingono come quello che non è: un fenomeno duraturo, immutabile o addirittura destinato a peggiorare nel tempo.

In realtà, le difficoltà di chi balbetta non sono eterne: sulla balbuzie si può intervenire.

Foto: Kaboompics

Redazione Vivavoce

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