Un tavolo rotondo e una manciata di amici. Si parla della vita e sempre dei figli, di scuola, di adolescenza. Poi,: «Ragazzi, l’altra sera ho cuccato Manu davanti ad un sito a luci rosse, cavolo, non l’ho sgridato, eh… però gli ho fatto capire che non si fa e che ne può parlare con me e la sua mamma, può contare su di noi, solo che… (pausa, occhi bassi ndr) dopo tre giorni ha iniziato a balbettare e in un lampo mi sono ricordato di quando lo aveva fatto, alcune volte, anche da piccolo».

Un’altra cena, un tavolo rettangolare messo a ferro di cavolo, un gruppo di amici che non si incontra da 30 anni, dai tempi della politica e delle piccole rivoluzioni dove si credeva di cambiare il mondo e renderlo perfetto, a misura d’uomo. Tra il chiasso della cena ad un tratto Paolo dice, a voce bassa con il ciuffo che gli cade davanti agli occhi: «Ragazzi ma Davide balbetta, ma da quando?», Riccardo, gomiti sul tavolo, risponde mentre addenta un salame che fa quasi pendant con la camicia a scacchi rossa e nera, da vero taglialegna: «Ma da sempre, dai! Ha iniziato a balbettare da ragazzo: lo faceva ogni volta che si trovava in una situazione pesante, opprimente, emotivamente difficile o emozionante. Da qualche anno, ha iniziato a bloccarsi sulle parole e ora si fa davvero fatica a stargli davanti».

Intorno al tavolo a forma di ferro di cavallo c’è anche Maurizio (caspita Maurizio, era il bello del gruppo, il guru in ogni situazione e le donne facevano la fila per sentirlo parlare durante i collettivi all’università Statale!). Maurizio, ora stempiato con gli occhiali che inforca, a causa della presbiopia, per leggere la lista dei vini, ha fatto carriera, fa il regista televisivo e ci diverte sentirlo parlare di veline e miss bellissime. Racconta che si è separato da pochi mesi, che la figlia maggiore è felice che lui se ne vada dalla casa coniugale, mentre la piccola sta soffrendo tantissimo e ogni volta che lo rivede lo abbraccia sino a soffocarlo: «Ehi, si parla di balbuzie? Pensate che ho iniziato a balbettare da qualche mese. Mentre la testa formula la frase io so già qual è la parola che non uscirà, in quale parola cadrò, quale parola mi fa dire: co-co-co-co come? Sono in difficoltà, mi sento insicuro, in quei momenti la memoria fa un viaggio nel passato e ricordo che mio nonno balbettava, mio padre ogni tanto si interrompeva ed io oggi faccio lo stesso, mi blocco. Soprattutto dopo la separazione».

L’istante preciso in cui questa fatica è iniziata, è impresso in maniere indelebile nella mente di chi balbetta e in quella dei suoi genitori. Chi balbetta ha spesso l’urgenza di rispondere ad un’unica assillante domanda: «Perché?». Così per molto tempo, magari anni, il pensiero vola al momento precedente a quell’istante in cui tutto è iniziato, a ricercare l’origine della balbuzie, la causa, a determinarne il «prima».

Se i nostri amici chiedessero per la strada, a scuola, in ufficio «Perché ho iniziato a balbettare?» molto probabilmente, poche e scontate sarebbero le risposte «Ti agiti troppo», «Sei molto ansioso», «Sei rimasto traumatizzato da bambino». Culturalmente, alla balbuzie si attribuiscono diverse cause: un trauma psicologico, uno stato psico-emotivo alterato, un temperamento particolarmente ansioso o timido, o ancora dei comportamenti sbagliati da parte della famiglia.

La scienza, fortunatamente, è andata oltre:  le teorie che attribuiscono alla balbuzie cause puramente psicologiche sono state ormai superate, in favore di altre che considerano molteplici fattori tra loro interagenti, prima fra tutti la componente motoria. D’altronde, la tendenza, sia in ambito clinico sia nei contesti rieducativi, è ancora oggi quella di considerare la balbuzie da una sola prospettiva, senza valutarne la sua complessità.

Un disordine nel ritmo della parola, nel quale il paziente sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà. Così l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la balbuzie.

Ma è davvero tutto qui?

Foto: Flick, Federica Orlati

Redazione Vivavoce

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