«Balbettavo e questa cosa mi rendeva la vita impossibile». Iniziamo da qui e proviamo a domandarci cosa vuol dire non potere – perché proprio non si riesce – pronunciare ciò che si vuole. Liberamente.

Ogni giorno le nostre conversazioni passano attraverso centinaia di situazioni diverse: il buongiorno del mattino, ordinare il cappuccino al bar, prendere il biglietto della metro in edicola, chiedere l’ultima copia di una rivista appena uscita, informarsi su un mezzo, salutare il collega al lavoro o il compagno di università, rispondere al telefono. Per non parlare di una qualsiasi occasione in cui occorre presentarsi: «Piacere, Tommaso». E tu?

E se l’interlocutore è del sesso opposto? Magari interessante e attraente… Tutto si trasforma in una montagna da scalare, senza percorsi dolci o scorciatoie.

Al telefono è anche peggio. Pensate a quante volte una telefonata può rivelarsi risolutiva. Siete stanchi e preferite ordinare una pizza a casa, avete dimenticato il portatile sul treno, lo scarico della lavatrice perde e vi serve l’idraulico. Prendete il telefono, senza pensarci: necessità, urgenza, chiamata, soluzione a portata di smartphone. Ma per chi balbetta, la telefonata è un’angoscia.

La balbuzie è un’insidia dietro ogni parola, è quella consonante che diventa un incubo. Proprio quella, perché ogni parola che non esce, ogni suono che non viene pronunciato, rimane nella memoria: il cervello ricorda e dentro si scatena la tempesta. Già si conosce l’esito finale di quello sforzo che blocca, che moltiplica l’inutile e improduttiva attivazione di troppi muscoli. E il normale fluire delle parole si interrompe.

E allora? La balbuzie insegna ad evitare quelle parole, quei suoni, a cercare dei sinonimi, ad elaborare incredibili strategie. La balbuzie costringe ad aspettare che gli altri parlino per poter dire semplicemente «Anche io». Ma non è lo stesso! Esprimersi come si desidera non solo resta una fatica, ma diventa imperfetto o impossibile, perché il mondo dentro con la sua ricchezza di sfumature e la varietà di vocaboli non riesce a trovare un equivalente nell’eloquio. Chi balbetta non può scegliere le parole che desidera; utilizza semplicemente quelle che riesce a pronunciare.

Ecco perché, superare la balbuzie significa un ineguagliabile senso di libertà. È come vincere una medaglia d’oro alle olimpiadi e sentire che il senso di fatica e spossatezza cedono finalmente posto all’entusiasmo. O come alla fine di una lunga e faticosa salita, quando si arriva in  cima alla montagna, e ci si accorge che ciò che da sotto impediva alla vista ogni possibilità, dall’alto regala un panorama ancora più bello di quanto si fosse immaginato.

Foto: Gratisopraphy

Redazione Vivavoce

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