Adolescenza e balbuzie: decalogo per i genitori

Adolescenza e balbuzie: decalogo per i genitori

L’adolescenza può essere una fase molto delicata per una persona che balbetta. O meglio, l’adolescenza è una fase delicata per tutti, anche per le persone che balbettano: cambia il corpo, cambia l’affettività, cambiano gli interessi, cambiano i bisogni, cambia la socialità. Più che di una serie di cambiamenti, si tratta di una rivoluzione!
All’interno di questa rivoluzione, come cambia il rapporto dell’adolescente con le sue difficoltà di fluenza?
L’affetto e l’accettazione della famiglia è indispensabile, ma è il giudizio dei pari che pesa maggiormente per il teenager.
Sappiamo che le competenze comunicative hanno un ruolo fondamentale per l’adolescente, che è affamato di integrazione sociale, e di frequente i ragazzi che balbettano si percepiscono come poco capaci sul piano comunicativo (Blood et al., 2001, 2003; Yovetich, Leschied, & Flicht, 2000). Si sentono “diversi” e sono percepiti come “diversi”: un pericolo per quella tanto desiderata accettazione da parte del gruppo dei pari.
Secondo alcuni studi, il rischio di venire derisi o di essere vittime di episodi di bullismo è significativamente più alto tra gli adolescenti che balbettano: circa il 40% degli adolescenti che balbettano dichiarano di aver subito episodi di bullismo rispetto all’11% degli adolescenti che non balbettano (Blood G. W., Blood I. M. 2004). Sul lungo termine, questi episodi potrebbero causare senso di frustrazione, vergogna, ansia, isolamento e una bassa autostima.
Tuttavia è anche frequente che gli adolescenti che balbettano sviluppino autonomamente le proprie efficaci difese da questo tipo di esperienze (Blood & Blood, 2004), senza che un episodio di derisione si trasformi necessariamente in un danno permanente della loro autostima
Niente panico dunque, i ragazzi sono spesso più forti di quanto crediamo noi genitori!
Resta però la domanda: come deve comportarsi un genitore di un adolescente che balbetta?
Ogni adolescente è diverso e nessuno è dotato di manuale di istruzioni, nemmeno quelli che balbettano. Possiamo offrirvi alcuni consigli, con la cautela di adeguarli al “vostro” adolescente e al suo contesto sociale.
1. Più informazioni sulla balbuzie
È una regola che vale per tutti. Essere più informati su tutti gli aspetti della balbuzie e anche sull’impatto che questo disturbo può avere sulla qualità della vita dell’adolescente è indispensabile per essere pronti ad affrontare nuove sfide.
2. A casa si può parlare!
Mantenete un canale di comunicazione aperto. In casa si può parlare della balbuzie, confrontandosi sia sulle informazioni sia sulle esperienze personali. Un clima di ascolto e di fiducia può permettere al ragazzo di esprimere anche le sue difficoltà o far emergere particolari problematiche ed esigenze.
3. Più informazioni (corrette) anche per l’adolescente
Il teenager ha maturato facoltà cognitive maggiori e si pone nuove domande sulla balbuzie. Nulla di strano che cerchi anche le risposte autonomamente, magari con l’ausilio di internet. Purtroppo l’informazione online non è tutta rose e fiori: bufale, luoghi comuni, false aspettative o rimedi miracolosi sono i pericoli dietro l’angolo. Compito del genitore è quello di fare da guida, consigliare fonti di informazione attendibili , verificare che il ragazzo non si lasci sviare dalla disinformazione diffusa su questo tema ed educare al senso critico. Presupposto indispensabile per tutto questo è avere un dialogo aperto (vedi punto 2)
4. Favorite l’indipendenza
Ricordatevi che non è più un bambino, non potete proteggerlo da tutte le difficoltà. Non evitategli quelle che ritenete situazioni spiacevoli o difficili a causa della sua balbuzie. Al contrario favorite una maggiore indipendenza e autonomia, anche nell’affrontare situazioni sociali che richiedono di parlare in pubblico o con estranei.
5. Pronti a cambiamenti improvvisi
Anche l’atteggiamento nei confronti della balbuzie potrebbe cambiare in adolescenza. Le nuove esperienze potrebbero motivarlo a intraprendere nuovi percorsi rieducativi, ma potrebbe anche succedere il contrario: una maggiore demotivazione e passività rispetto alla disfluenza. Cosa fare? Avere fiducia in lui e parlarne apertamente (vedi di nuovo il punto 2)!
6. Consigli, non imposizioni
Date consigli sulla gestione della balbuzie, ma non forzatelo o costringetelo a fare ciò che non vuole. Per esempio, la scelta di frequentare un corso deve essere condivisa, altrimenti si rischia di causare un rigetto. Anche in altri contesti è importante che le figure adulte non impongano le proprie soluzioni, ma interpellino il ragazzo per conoscere le sue preferenze. Ad esempio, a scuola l’insegnante potrebbe pensare di adottare regole speciali per il ragazzo, nelle esposizioni orali: ma lui cosa ne pensa? Verificate che vengano rispettate le sue opinioni anche dagli altri adulti

7. Date fiducia, richiedete responsabilità
Abbiate fiducia nelle capacità del ragazzo di gestire la balbuzie. Senza dimenticare che la fiducia comporta anche responsabilità. Se fa scelte che non condividete – abbandonare un corso, evitare situazioni sociali stressanti, ad esempio – accertatevi che abbia compreso anche le conseguenze della sua scelta.

8. Migliorare la fluenza, a volte non basta
Per alcuni adolescenti che balbettano, recuperare la fluenza attraverso percorsi rieducativi non è sufficiente a cambiare gli atteggiamenti e la percezione di sé. Risulta quindi fondamentale intraprendere un iter di rieducazione multidisciplinare, che integri componenti più tecniche, legate al controllo motorio della fluenza verbale, ad aspetti di natura emotiva e socio-relazionale.

9. Valorizzate le qualità
Dovete essere i primi a non sentire vostro figlio come diverso o problematico a causa della balbuzie. La balbuzie è solo una delle caratteristiche di questo giovane che sta diventando adulto: non fissatevi su quella e imparate a scoprire e apprezzare anche tutte le altre caratteristiche: le qualità, i talenti e le risorse di cui dispone.
10. In caso di bullismo
Fornite sempre tutto il supporto emotivo necessario, in primo luogo. Bisogna però capire e saper distinguere se si tratta di un episodio di derisione o di vero e proprio bullismo, con episodi frequenti e continuativi. In questo secondo caso può essere necessario ricorrere a uno specialista, per farsi consigliare come procedere. Se gli episodi di bullismo avvengono in classe, parlatene anche con gli insegnanti per avere maggiori informazioni in merito ed eventualmente agire in sinergia.

A cura di Francesca Memini

Bibliografia

  • Blood G. W., Blood I. M. (2004) Bullying in adolescents who stutter: Communicative competence and self-esteem. Contemporary Issues in Communicative Sciences and Disorders, 31, 68–78.
  • Blood GW, Blood IM, Tramontana GM, Sylvia AJ, Boyle MP, Motzko GR., Self-reported experience of bullying of students who stutter: relations with life satisfaction, life orientation, and self-esteem. Percept Mot Skills. 2011 Oct;113(2):353-64.
  • Blood, G. W., Blood, I. M., Tellis, G. M., & Gabel, R. M. (2001). Communication apprehension and self-perceived communication competence in adolescents who stutter. Journal of Fluency Disorders, 26, 161–178.
  • Blood, G. W., Blood, I. M., Tellis, G. M., & Gabel, R. M. (2003). A preliminary study of self-esteem, stigma, and disclosure in adolescents who stutter. Journal of Fluency Disorders, 28, 143–159.
  • Langevin M., Kleitman S., Packman A., Onslow M. (2009) The Peer Attitudes Toward Children who Stutter (PATCS) Scale: An evaluation of validity, reliability, and the negativity of attitudes. International Journal of Language & Communication Disorders, 44, 352–368.
  • National Stuttering Association “TOP” 10 Ways To Help Teenagers Who Stutter