Il colloquio di lavoro non è altro che un incontro tra persone: il selezionatore (o recruiter) e il candidato.

La parola colloquio, di fatto, deriva dal latino e significa parlare insieme.

Qualunque sia la sua forma – individuale, di gruppo, tecnico – durante il colloquio sviluppa una situazione sociale, uno scambio comunicativo.

La vera protagonista di un colloquio di lavoro è la comunicazione.

La comunicazione durante il colloquio di lavoro

Quando riportiamo le nostre esperienze lavorative al selezionatore comunichiamo le nostre conoscenze e competenze. Se ci viene chiesto di parlare hobby e passioni, comunichiamo qualcosa di noi.

In realtà comunichiamo molto di più senza averne consapevolezza. La famosa comunicazione non verbale è primaria in ogni scambio comunicativo e ancora di più durante un colloquio di lavoro.

Il compito del selezionatore è di valutare in breve tempo se il candidato è la persona giusta per quel determinato posto di lavoro. E «Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta».

Questa massima, attribuita ad Oscar Wilde, rende chiaramente l’importanza della prima impressione anche per il colloquio di lavoro, quando tutta una serie di segnali verbali e non verbali hanno un ruolo preponderante.

La comunicazione secondo la regola di Mehrabian

L’importanza della comunicazione non verbale è magistralmente riassunta nella formula dello psicologo statunitense Albert Mehrabian: 55%-38% – 7%.

Negli anni Settanta, egli teorizzò la centralità di diversi aspetti della comunicazione nel trasmettere un messaggio. Tre sarebbero le componenti alla base di qualunque atto comunicativo: il linguaggio del corpo, la voce, le parole pronunciate.

Secondo il modello di Mehrabian ciascuna componente avrebbe un determinato peso.

  • Il 55% del messaggio comunicativo è dedotto mediante il linguaggio corporeo (la mimica facciale, la gestualità, la postura);
  • Il 38% è dedotto dagli aspetti para-verbali (tono, ritmo, timbro della voce);
  • Solo il 7% è dedotto dalle parole pronunciate, cioè da quanto effettivamente detto.

Seguendo il modello, le prime impressioni sono determinate dal modo in cui ci presentiamo e da come diciamo le cose, anziché dal contenuto verbale.

La regola di Mehrabian non nega l’importanza delle parole, piuttosto suggerisce che se il linguaggio corporeo (55%) è in contraddizione con il quello che viene detto e il tono (38% + 7%), allora il risultato sarà un messaggio poco credibile.

Colloquio di lavoro: l’impressione conta!

In un colloquio di lavoro l’impressione conta, e molto. Il nostro aspetto esteriore comunica qualcosa di noi, anche senza il nostro controllo. In questo caso, possiamo decisamente affermare che l’abito fa il monaco.

E’ noto che un aspetto sobrio e curato rappresenta un bel biglietto da visita. Un certo abbigliamento sembra essere in grado di suggerire affidabilità e serietà necessarie per un determinato posto di lavoro.

Un aspetto trasandato, può essere interpretato come superficialità. Un aspetto eccentrico, al contrario, può far passare il candidato come egocentrico ed eccessivo, non idoneo ad un lavoro di gruppo.

Durante un colloquio di lavoro è importante non solo quello che si dice, come lo si dice, ma anche in quale abito!

Anche il tono della voce, la stretta di mano, la mimica facciale e la gestualità contribuiscono a caratterizzarci.

Colloquio di lavoro: meglio preparati o spontanei?

Il colloquio di lavoro non è esclusivamente basato sul mero elenco delle esperienze pregresse. Piuttosto, è sempre più una situazione in cui il candidato viene esaminato come persona, nel suo modo di essere, di comportarsi e di rapportarsi.

La comunicazione non verbale e gli elementi para-verbali giocano quindi un ruolo di primaria importanza se il focus del colloquio vuole andare oltre quello che abbiamo studiato e che sappiamo fare, riportato nel nostro CV.

Attenzione però a controllare tutto nei minimi dettagli: il rischio è quello di apparire rigidi e impostati.

Al contrario, dovremmo imparare ad essere maggiormente consapevoli della nostra spontaneità, al fine di non cadere in errori che potrebbero pregiudicare il buon esito di un tanto agognato colloquio di lavoro.

Redazione Vivavoce

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