Balbuzie: il ruolo dell’udito e delle informazioni somatosensoriali

Balbuzie: udito e informazioni somatosensoriali per la produzione dell’eloquio

Per comprendere il problema della balbuzie occorre chiarire cosa accade quando parliamo. Parlare è un’azione complessa e la fluenza del discorso richiede l’integrazione di una serie di processi. Ora prendiamo in analisi le diverse fonti di informazione che, secondo alcuni importanti modelli, devono integrarsi al meglio per rendere possibile il linguaggio parlato. Queste componenti possono essere divise in tre categorie: quelle di natura uditiva, somatosensoriale e propriocettiva.

La funzione dell’udito nella produzione dell’eloquio

Pensiamo a un bambino che impara a parlare: all’inizio emetterà i primi suoni, pian piano diventeranno più complessi fino a prendere le connotazioni tipiche di quella che è la sua lingua madre.
Ma come fa a imparare una lingua o un dialetto piuttosto che un altro? Attraverso l’esposizione.
Il bambino infatti apprende la lingua a cui è esposto anche tramite l’esperienza, che diventa bagaglio personale attraverso l’ascolto. L’udito, dunque, rappresenterebbe uno strumento molto potente che permette nelle prime fasi di acquisizione del linguaggio di assorbire i suoni tipici dell’ambiente circostante.
Ma non finisce qui. L’informazione uditiva, assorbita durante l’apprendimento di una lingua, è co-protagonista anche nel momento in cui vogliamo dire qualcosa.
Semplicemente prestando ascolto a quanto stiamo dicendo, possiamo infatti valutare se il suono emesso è coerente con la nostra intenzione, se quello che abbiamo detto e come lo abbiamo detto è esattamente ciò che volevamo. Questo passaggio è di più immediata comprensione se messo in pratica durante l’apprendimento di una lingua straniera, quando cioè sappiamo come si pronuncia la parola che vogliamo dire, ma stiamo imparando come dirla.
Nel nostro cervello, questo confronto tra “quello che voglio dire” e “quello che dico” avviene costantemente, automaticamente e soprattutto, senza che noi ce ne rendiamo conto. In particolare, secondo alcuni influenti modelli del controllo del discorso, per ogni movimento appreso, il cervello sa quali conseguenze aspettarsi.
Se viene rilevata una discordanza, vengono messi in atto dei meccanismi per correggere l’errore. Questo processo di monitoraggio e di eventuale correzione dell’errore verrebbe svolto da un complesso meccanismo di controllo motorio basato su un sistema a feedback.
Cosa significa? Sulla base di ciò che “torna indietro”, letteralmente (il feedback uditivo in questo caso), i sistemi coinvolti nella produzione della parola correggono il tiro e mettono in atto una correzione.

Il ruolo delle informazioni somatosensoriali e propriocettive

Passiamo alle informazioni somatosensoriali e propriocettive. Cosa si intende con questi termini complessi? Gli indizi somatosensoriali si riferiscono alle sensazioni che riconduciamo al nostro corpo, di natura tattile, propriocettiva, termica e dolorifica.
La propriocezione può essere definita come la nostra capacità di riconoscere e percepire la posizione e il movimento di parti del nostro corpo, anche senza l’aiuto della vista. Queste nostre peculiarità si dimostrano necessarie a livello di meccanismi cerebrali nel momento in cui dobbiamo controllare l’esecuzione di un movimento.
Un esempio? Pensiamo a quando guidiamo e dobbiamo frenare: la propriocezione e le informazioni somatosensoriali ci informano sullo stato di contrazione dei nostri muscoli e sulla posizione del piede sul pedale.
Per quanto riguarda la produzione dell’eloquio, la propriocezione e gli indizi somatosensoriali ci aiutano a localizzare la posizione delle labbra e della lingua e di tutto l’apparato necessario per parlare e a percepirne il movimento; tali indizi danno inoltre preziose informazioni riguardanti la muscolatura del viso e del tratto vocale.
Sebbene la maggior parte di questi processi avvenga in modo inconsapevole, queste informazioni vengono utilizzate in modo sinergico dal nostro cervello per permetterci di parlare. Non solo, nel nostro cervello esisterebbero anche delle informazioni immagazzinate che racchiudono la giusta associazione tra la posizione degli apparati che ci servono per parlare, i comandi motori e i relativi feedback.
Anche in questo contesto, in caso di discrepanza tra le informazioni attese (quelle che il nostro cervello si aspetta) e quelle reali (che arrivano effettivamente in seguito alla produzione verbale) verrebbero messi in atto meccanismi correttivi che permettono di rilevare l’errore e di correggerlo.

Parlare è un atto complesso, la cui corretta esecuzione richiede una sinergia perfetta anche con le informazioni che provengono da altri processi oltre a quello motorio.

Bibliografia